il caso

Servizio di cronaca manipolato con video porno, la giornalista Baldari: «Non si può sottovalutare»

Valentina Castellaneta

Sta ancora decidendo cosa fare Marzia Baldari, che la settimana scorsa aveva denunciato il fatto. Qualche giorno fa l’autore del video si è detto pentito e pronto a scusarsi

«Quei maledetti 25 secondi di filmato continuano a risuonarmi nella testa». Sta ancora decidendo cosa fare Marzia Baldari, giornalista de La Voce di Manduria, che la settimana scorsa aveva denunciato la diffusione di un video manipolato in cui il suo servizio di cronaca era seguito da un film porno. Qualche giorno fa l’autore del video si è detto pentito e pronto a scusarsi: il suo difensore, l’avvocato Dario Iaia aveva anche aggiunto che si trattava di uno scherzo e sperava che la potesse ritirare la querela. Tuttavia Marzia, non sembra in animo di riuscire a dimenticare e passare oltre.

«Sapere che l’autore del video – ha spiegato alla Gazzetta - non è legato ai fatti di sangue di Sava che stavo raccontando mi ha tranquillizzata da un lato; dall’altro, il fatto che qualcuno abbia pensato, ideato e diffuso un mio servizio di cronaca montandolo a immagini pornografiche mi disgusta profondamente. Ci penso in continuazione. C’è l’offesa e l’umiliazione personale e al mio giornale, ma mi sono anche chiesta: come si può accostare un fatto di sangue, un servizio di cronaca, a immagini pornografiche, solo “per ridere”? Perché questo mi è stato detto: “L’ho fatto per goliardia”. Ed è drammatico».

Una giustificazione che a Marzia non è bastata per riacquistare la tranquillità nella vita privata e professionale. Ha definito le ultime due settimane un incubo. Il filmato, in seguito, è stato ricondiviso tantissime volte nelle chat WhatsApp e a ferire la giornalista è stato anche il tentativo, da parte di alcune donne, di minimizzare quanto accaduto, normalizzandolo. «Se normalizziamo episodi come questo, abbiamo fallito come società. Spero che questa brutta vicenda, che ancora oggi mi tormenta, possa servire a far riflettere».

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