C'è anche il direttore generale di Acciaierie d'Italia Maurizio Saitta tra i 17 indagati per la morte di Claudio Salamida, l'operaio di 47 anni precipitato il 12 gennaio scorso per sette metri nel reparto di Acciaieria 2 a causa di una pedana in legno che copriva un buco su una passerella. Il pubblico ministero Mariano Buccoliero, a cui è stato affidato il fascicolo d'indagine, ha infatti iscritto nel registro degli indagati l'intera catena di comando della fabbrica dal vertice fino a capi squadra. Non solo. Come preannunciato ieri l'inchiesta coinvolge anche una ditta esterna che si è occupata dei lavori di manutenzione al “convertitore 3”, in cui Salamida stava operando.
Oltre Saitta, di cooperazione in omicidio colposo, rispondono anche il direttore dello stabilimento Benedetto Valli, il capo Area Acciaeria 2 Vincenzo Sardelli, il responsabile di tutta l'Area Acciaieria Luigi Boero, il capo Area Manutenzione Meccanica delle Acciaierie, Antonio Pispero e il responsabile della Manutenzione meccanica dell'Acciaieria 2 Giorgio Dell'Atti. A questi, tutti dipendenti di AdI si aggiungono anche sei capiturno, due capisquadra e un addetto manutenzione. Infine il 17esimo indagato è Antonio Nigro, preposto della ditta Peyrani Spa che ha eseguito una parte dei lavori sull'impianto.
I nomi degli indagati sono emersi dall'avviso con il quale il pm Buccoliero ha disposto l'esecuzione dell'autopsia: al momento, come sempre solo un atto dovuto per consentire alle persone coinvolte nell'inchiesta di nominare un proprio consulente che dovrà partecipare all'esame: il magistrato inquirente, lunedì mattina, conferirà l'incarico al medico legale Liliana Innamorato che attraverso l'autopsia dovrà accertare quale delle ferite è stata fatale per il 47enne e soprattutto ricostruire la dinamica di quella caduta per comprendere cosa sia accaduto e valutare le responsabilità.
Come già raccontato Salamida era impegnato nel controllo delle valvole dell'ossigeno quando è precipitato dal quinto al quarto livello: un baratro di settembre che non gli ha dato scampo. La causa, almeno finora, sembra essere stata individuata in alcune tavole di legno utilizzate per coprire un buco nella griglia di camminamento del quinto livello: un foro che le ditte esterne avrebbero utilizzato per passare cavi e strumenti da un livello all'altro durante gli interventi di manutenzione all'impianto.
Operazioni che erano terminate proprio nei giorni scorsi, ma nonostante questo le tavole in legno erano rimaste lì e quel buco non era stato chiuso: un errore che è costato una vita e di cui ora potrebbe rispondere non solo la ditta esterna che ha eseguito i lavori, ma anche alcune figure dell'ex Ilva che avrebbero dovuto vigilare e d evidentemente non l'hanno fatto.
Nelle scorse ore, inoltre, la procura ha convalidato il sequestro probatorio senza facoltà d'uso della piccola area dov'è avvenuto l'incidente: i sigilli erano stati apposti dai tecnici dello Spesal che fin dai minuti successivi all'incidente erano arrivati in fabbrica e ora sono stati confermati anche dagli inquirenti.
«Di fronte alla morte tragica ed evitabile di Claudio Salamida nello stabilimento ex Ilva, l'associazione Peacelink esprime la propria solidarietà e vicinanza a Maria Teresa Salamida, al figlio e a tutti gli amici e familiari di questa ennesima vittima». Lo ha afferma il direttivo dell'associazione ambientalista Peacelink in una nota in cui ha ricordato come la morte di Salamida «si consuma nella tragedia di un territorio condannato dal razzismo ambientale», dove salute e vita «hanno un valore e una tutela minore che in altre parti d’Italia». L’associazione ha ribadito che l’evento era «evitabile» e ha denunciato un modello di sviluppo «politicamente fallimentare ed economicamente fallito», mantenuto «dall’irresponsabilità e dall’inadeguatezza della classe politica» .
















