L’appello

Taranto, pronti 60 infermieri di comunità «La Regione pubblichi il bando»

FEDERICA POMPAMEA

Volpe, presidente dell’Ordine di Taranto: «Tempi lunghi per la burocrazia amministrativa, necessaria per concludere il concorso regionale infermieri del 2025, al quale ha partecipato anche l’Asl Taranto»

Sono 60 gli infermieri che hanno già terminato il primo modulo formativo e hanno acquisito le competenze per diventare operatori sanitari di famiglia e comunità, senza però poter esercitare questo nuovo titolo sul territorio. Una situazione che, di conseguenza, ricade negativamente sulla salute del cittadino poco tutelata e sulla carenza dell’assistenza di prossimità. Secondo Pierpaolo Volpe, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Taranto, gli infermieri dovranno attendere ancora sette mesi prima di iniziare a lavorare nelle 17 case di comunità presenti nel capoluogo ionico, di cui una nella città dei Due Mari. «Tempi molto lunghi - ha detto Volpe - dovuti soprattutto alla burocrazia amministrativa, necessaria per concludere il concorso regionale infermieri del 2025, al quale ha partecipato anche l’Asl Taranto, e avviare le procedure di assunzione del personale medico. L’appello è rivolto al governatore Antonio Decaro e alla giunta per velocizzare i processi e garantire l’attivazione del Decreto Ministeriale 77/2022 con il quale è stata riformata l’assistenza di prossimità».

Una figura chiave, quella dell’infermiere di famiglia, capace di prendere in carico 3mila abitanti: «Non si tratta di singoli cittadini – ha spiegato Volpe – ma di interi nuclei familiari che vengono seguiti da un solo operatore sanitario. Stiamo vivendo è un momento tragico in campo medico, questa figura professionale è un vero e proprio “filtro” non solo nella cura dei pazienti, ma soprattutto per la gestione delle chiamate di codici bianchi e gialli che, oggi, purtroppo ingolfano il Pronto Soccorso».

All’interno delle case di comunità, luoghi d’aggregazione che prevedono standard di circa 11 infermieri, gli operatori sanitari si mettono a completa disposizione delle famiglie, con un servizio assistenziale a domicilio: evitando, così, gli accessi impropri al Pronto Soccorso e garantendo un primo decongestionamento della struttura ospedaliera. «Molto spesso il cittadino – ha detto il presidente dell’Opi Taranto- viene sopraffatto dalla paura e dall’ansia del sintomo che si manifesta a causa della scarsa conoscenza delle malattie cronico degenerative. Tutti eventi che generano diversi via vai del servizio di emergenza 118 che invece dovrebbe restare a disposizione per i codici rossi».

Una figura professionale, quindi, utile anche per alleggerire e supportare il sistema sanitario attraverso la gestione delle richieste di analisi, screening periodici e il monitoraggio costante della copertura medica dell’intera comunità appartenente al distretto unico di Taranto. Un passaggio che oltre ad abbattere le liste d’attesa e permettere l’intervento sanitario preventivo e diretto, consente principalmente la divulgazione di informazioni base per distinguere le patologie gravi da quelle che si possono curare in autonomia e rafforzando di conseguenza la cultura della medicina.

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