Giovedì 18 Agosto 2022 | 07:04

In Puglia e Basilicata

il processo

Omicidio in via Capecelatro a Taranto: il pm chiede l’ergastolo

tribunale di taranto

Il 21enne Alessio Serra ucciso con un colpo di pistola a bruciapelo

29 Giugno 2022

Francesco Casula

Il pubblico ministero Rosalba Lopalco ha chiesto la condanna all’ergastolo per Antonio Bleve, 33enne reo confesso dell’omicidio di Alessio Serra, tarantino di 21 anni ucciso con un colpo di pistola nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2021 in via Capecelatro a Taranto.

Il magistrato inquirente ha contestato l’aggravante della premeditazione e chiesto il massimo della pena per l’imputato.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Serra è stato ucciso a bruciapelo con un proiettile calibro 9 al polmone per aver provato a difendere il fratellastro minacciato dal rivale in amore.

Il ragazzo, dunque, fu vittima involontaria, di uno scontro tra il suo fratellastro e il presunto omicida.

Dalle indagini avviate subito dopo il grave fatto di sangue dai poliziotti della Squadra mobile, diretti dal vice questore Fulvio Manco, è emerso che Bleve intorno alla mezzanotte, si sarebbe recato in via Capecelatro, per affrontare soprattutto il suo diretto rivale, appunto il fratellastro di Serra, a cui avrebbe imputato una relazione con la sua ex compagna. Il movente del delitto sarebbe quindi riconducibile a forti contrasti di natura personale.
Nella strada ai margini del centralissimo rione Borgo di Taranto, teatro dello scontro, Bleve ha incontrato sia il rivale, sia il 21enne che è poi rimasto ucciso.

Il presunto omicida si sarebbe affiancato ai due fratelli in auto e avrebbe puntato contro di loro la canna di una pistola calibro 9 corto. Il fratellastro della vittima avrebbe fatto in tempo a nascondersi dietro le auto parcheggiate a differenza di Alessio Serra.

A quel punto, per l’accusa, il 33enne avrebbe esploso almeno quattro colpi: uno dei colpi ha raggiunto al petto il 21enne, morto poco dopo il suo arrivo in ospedale.

Poco dopo la requisitoria dell’accusa, la parola è passata al difensore di Bleve, l’avvocato Luigi Danucci, che ha sostenuto che in realtà si tratta di un omicidio preterintenzionale.

Bleve, insomma, non voleva uccidere: Il 33enne, inoltre ha confessato il delitto e durante il suo interrogatorio ha spiegato che non intendeva uccidere nessuno, ma solo spaventare e che i colpi sarebbero partiti accidentalmente durante la colluttazione.

Bleve ha inoltre offerto la sua collaborazione ai poliziotti facendo ritrovare, nelle campagne del quartiere Paolo VI, l’arma del delitto.

Bleve e il fratellastro della vittima, inoltre, poco prima aveva già avuto un incontro in un’altra zona della città, ma pur avendo con sé l’arma non l’ha utilizzata.

Solo un caso fortuito, poco dopo, li fa incontrare nuovamente e la discussione è degenerata fino a quando, secondo la difesa, la vittima ha tentato di disarmare Bleve e accidentalmente sarebbero partiti i colpi.

Toccherà ora alla Corte d’assise di Taranto, presieduta dal giudice Giuseppe Licci, emettere la sentenza: la prossima udienza è fissata per il 5 luglio giorno in cui si terranno le eventuali repliche delle parti e poi la corte si riunirà in camera di consiglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725