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Taranto, «Ilva senza carbone? Servono energie pulite»

«Ilva senza carbone? Servono energie pulite»

L'ex Siderurgico Ilva di Taranto

Rina-Csm ha elaborato un progetto con l’idrogeno per Taranto. Wind Europe e European Steel Association chiedono impegni concreti

27 Giugno 2022

Mimmo Mazza

Ilva senza carbone? Si può fare ha detto l’altro giorno Franco Bernabè, presidente del cda di Acciaierie d’Italia, durante l’audizione in Consiglio regionale ma c’è un non detto, ovvero che l’Unione Europea acceleri sulle energie rinnovabili e l'idrogeno rinnovabile per garantire l'approvvigionamento energetico dell'industria e tenere così il passo con i progetti dell'industria verde.
«La disponibilità e l'accessibilità economica delle energie rinnovabili e dell'idrogeno rinnovabile per industrie come quelle dell'acciaio, allo scopo di giungere alla decarbonizzazione su larga scala, devono diventare la massima priorità dell'Ue per raggiungere la neutralità climatica e accelerare l'indipendenza dalle forniture russe di combustibili fossili» hanno detto congiutamente WindEurope e dalla European Steel Association. Il peggioramento della situazione dell'approvvigionamento di gas e la necessità di ridurre le dipendenze dalla Russia accrescono, d’altronde, l’urgenza di accelerare gli investimenti in infrastrutture per l'energia verde in Europa.

L’industria siderurgica dell’Unione Europea lavora su percorsi di produzione alternativi da oltre un decennio. Ci sono 60 progetti a basse emissioni di carbonio pronti per essere realizzati a livello industriale che coprono i principali paesi e aziende produttrici di acciaio dell'UE. Il numero di progetti cresce di mese in mese, e quindi il loro fabbisogno energetico e finanziario. Oggi, l'investimento di capitale è fissato a 31 miliardi di euro, i costi operativi a 54 miliardi di euro (dati pre-guerra russa in Ucraina), mentre il fabbisogno di elettricità pulita ammonta a 150 terawatt, metà dei quali per la produzione di idrogeno, entro il 2030, con emissioni di CO2 potenzialmente abbattute del -55% rispetto ai livelli del 1990.
La realizzazione di questi progetti dipende da un’abbondante fornitura di elettricità rinnovabile e idrogeno rinnovabile. In particolare, è l'energia eolica a prezzi competitivi l’unica in grado di soddisfare questa domanda ma per farlo occorre agire sulla realizzazione di nuovi impianti, in maniera ancora più urgente poiché l'Europa si allontana dai combustibili fossili russi in risposta alla guerra in Ucraina.

Uno dei progetti riguarda in maniera specifica lo stabilimento siderurgico di Taranto. Lo ha proposto Rina-Csm, si chiama Hydra e la parte denominata Linea 2 riguarda proprio il sito tarantino. I progettisti guardano a tecnologie innovative alternative agli altiforni tradizionali (come l’Ilva) per ridurre in modo drastico le emissioni. In particolare, la combinazione di un impianto di riduzione diretta basato sull’idrogeno (H2-Direct Reduction Plant, DRP) con forno elettrico (Electric Arc Furnace, EAF) costituisce una delle soluzioni. Prerequisito fondamentale per attuare questo tipo di tecnologia verde, però, è la disponibilità di vettori energetici a basso contenuto di carbonio (idrogeno ed elettricità) e la relativa infrastruttura. Per questo l’eolico riveste un ruolo chiave per la produzione di acciaio verde. Tra l’altro la produzione di idrogeno – perché possa rientrare nella definizione di verde – deve essere prodotto con elettricità «pulita», come l’eolico. Rina sta quindi valutando in diversi siti italiani tra cui Taranto le disponibilità della rete, lo sviluppo di impianti siderurgici a riduzione diretta basati sull’idrogeno e la trasformazione/miglioramento nei processi downstream (forni di preriscaldo e riscaldo).

«Consegnare l'acciaio verde che la società vuole, significherà molta più elettricità rinnovabile e idrogeno rinnovabile. REPowerEU ha fissato un obiettivo di 510 gigawatt per l'eolico entro il 2030, ovvero 39 gigawatt di nuovo vento all'anno, più del doppio di quello che stiamo installando ora. La filiera eolica può fare la sua parte, la finanza è lì, pronta. Il collo di bottiglia è costituito dall’iter autorizzativo, troppo lento e complesso. Consiglio e Parlamento devono adottare urgentemente il piano REPowerEU per le autorizzazioni», ha affermato Giles Dickson, Ceo di WindEurope.
«Di solito l'industria si adatta all'approvvigionamento energetico e non viceversa. Non c'è motivo di investire nell'acciaio verde se non sono disponibili vettori energetici verdi. L'industria siderurgica ha sviluppato tecnologie rivoluzionarie per la produzione di acciaio a basso tenore di carbonio che si basano su fonti di energia non fossili, ma non abbiamo abbastanza produzione di energie rinnovabili né le relative infrastrutture per trasportarlo dove ha il maggiore impatto. Per non parlare dell'idrogeno: non esiste alcuna infrastruttura sviluppata» ha aggiunto Axel Eggert, direttore generale della European Steel Association (Euroffer). «La rapida espansione dell'energia eolica, delle reti elettriche connesse e delle infrastrutture di produzione dell'idrogeno è fondamentale per una transizione di successo. In cambio, i produttori di energia e la società possono ottenere acciaio verde con emissioni di CO2 prossime allo zero», ha sottolineato.

In questo ragionamento, c’è un caso Puglia: la regione è molto avanti in quanto da sola produce un quarto dell’energia eolica italiana e ha la maggiore capacita di produzione d’Italia con 2,5 gigawatt installati. Proprio a Taranto, è stato recentemente inaugurato il primo impianto offshore d’Italia. Il problema, però, sono i tempi biblici – 5 anni in media – per ottenere i permessi, che potrebbero ostacolare il raggiungimento degli obiettivi UE sulle rinnovabili.
Il governo italiano ha recentemente approvato una serie di nuovi progetti di energia eolica in Puglia e Basilicata. Di questi quattro si trovano in provincia di Foggia (253 megawatt complessivi: nel dettaglio sono Cerignola Veneta Sud, 79,8 MW per 19 turbine; Cerignola Veneta Nord, 50,4 MW per 12 turbine; Ascoli Satriano 43,2 MW per 12 turbine; Orta Nova 79,8 MW per 19 turbine) e due a Potenza (94 megawatt).

Nel suo attuale Piano nazionale per l'energia e il clima (NECP) l'Italia si è impegnata a disporre di 19,3 gigawatt di energia eolica entro il 2030, quasi tutta a terra. In questo momento l'Italia ha 11,5 di capacità eolica sul proprio territorio, quindi ha bisogno di costruire circa 1 gigawatt all'anno di nuovi parchi eolici entro il 2030.
«Con le giuste regole sulle autorizzazioni, considerando le rinnovabili nell'interesse pubblico prevalente e accelerando le autorizzazioni all'interno e all'esterno delle "aree di riferimento per le rinnovabili", l'industria eolica può aiutare a decarbonizzare l'acciaio europeo con l'energia autoprodotta» hanno concluso Eggert e Dickson.

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