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In Puglia e Basilicata

UN MARE DI STORIE

«Se Adamo avesse peccato in questo luogo... forse Dio lo avrebbe perdonato»

«Se Adamo avesse peccato  in questo luogo... forse Dio lo avrebbe perdonato»

Una immagine storica della Villa di Capecelatro a Taranto

A Taranto la villa dell’arcivescovo Capecelatro dominava il promontorio tra i due bacini tra giardini e ruscelli

14 Maggio 2022

Gaetano Appeso

TARANTO - Situata su un rigoglioso promontorio che divideva i due mari, con una magnifica veduta sulla costa del Mar Piccolo, le cui sponde ricche di giardini fioriti e palmizi alimentati da guizzi sorgivi degradavano verso le acque turchesi e limpide della baia di Santa Lucia, Villa Capecelatro doveva apparire proprio come il paradiso in terra. E forse era proprio questo lo scopo della sua costruzione avvenuta nel 1796, a spese dell’allora Arcivescovo di Taranto Monsignor Giuseppe Capecelatro, durante il diciannovesimo anno del suo episcopato. Abbellita con splendidi giardini e impreziosita con pitture e statue, la villa sarebbe dovuta essere il luogo di riposo del Monsignore dopo la cessazione delle sue sacre funzioni. Almeno è quanto si evince da una lapide commemorativa fatta incidere dallo stesso Capecelatro, che oggi è esposta nei giardini dell’Ospedale Militare. Ma le cose non andarono come programmato dal singolare prelato. Promosso Arcivescovo nel 1778, Monsignor Capecelatro non riuscì mai a trascorrere lunghi periodi a Taranto, conteso tra la vocazione ad occuparsi delle condizioni del popolo tarantino e la vita illustre e raffinata delle corti di Napoli e Roma. Fu politico, illuminista e letterato intrattenendo rapporti epistolari con molti ed influenti intellettuali europei (Celebre la lettera sulla conchiliologia dei mari di Taranto, inviata a Caterina II di Russia nel 1780, insieme a una collezione di conchiglie). Il 14 marzo del 1800 fu condannato alla reclusione per aver sostenuto la campagna militare di Napoleone Bonaparte in Italia e aver aderito alla Repubblica Napoletana e nel 1808 fu nominato Ministro dell’Interno dal re di Napoli: la sua fortuna era legata alle vittorie dell’armata francese. Con la definitiva caduta di Napoleone e l’avvio del processo di riaffermazione del sovranismo assoluto in Europa, denominato restaurazione, gli fu ordinato di rientrare a Taranto, da dove mancava da quindici anni. Capecelatro rifiutò di tornare nella sua diocesi e abbandonò la funzione di Arcivescovo scrivendo una lettera al popolo tarantino.ùRiuscì anche a farsi tenere a distanza dalla Chiesa a seguito di alcune sue posizioni, come la contrarietà all’obbligo del celibato per i sacerdoti, sostenendo che anche San Pietro, il primo Papa, era sposato. Concluse i suoi giorni a Napoli nel 1836, alla veneranda età di novantadue anni. La meravigliosa villa che portava il suo nome, quindi, rimase per molto tempo senza il suo proprietario, guardata e ammirata dai tarantini che andavano a passeggiare nella splendida baia di Santa Lucia. Ci fu anche un tentativo di accentrare nella villa Capecelatro i numerosi reperti archeologici sparsi per la città, tentando di fondare il primo museo cittadino. Ma la sabbia nella clessidra stava per esaurirsi anche per la sublime dimora. La città di Taranto si stava trasformando ed entrava nel nuovo secolo con una nuova vocazione, quella industriale. Il nuovo Arsenale aveva accentrato l’economia locale e trasformato le sinuose forme naturali di coste e colline della baia del Mar Piccolo nelle rigide forme squadrate di banchine, bacini di carenaggio e capannoni. La nuova economia aveva fame di espansione esigendo sempre più spazio dal contesto circostante. Ed arrivò anche il turno del promontorio sul quale sorgeva Villa Capecelatro. Il dislivello fu completamente sbancato nel 1893 per fare posto alle officine dei sistemi di combattimento imbarcati sulla navi della Regia Marina. E con il suo promontorio, fu demolita anche la meravigliosa villa.

Alcuni reperti furono salvati dall’opera di demolizione e spostati nel Fondo Giovinazzi, che nel frattempo era diventato l’Ospedale Militare di Taranto, dove sono ancora oggi visitabili. Comprese le statue di due leoni accovacciati con la testa sollevata e fiera, che erano posti proprio all’ingresso di Villa Capecelatro. Ogni leone ha sotto la propria zampa uno specchio epigrafico ovale, il primo reca il blasone dei Capecelatro, il secondo contiene una scritta in latino, il cui significato, proprio a rimarcare la magnificenza e la bellezza di quel luogo, potrebbe essere tradotto nel seguente modo: «Se Adamo avesse peccato in questo luogo, forse Dio lo avrebbe perdonato».

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