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In Puglia e Basilicata

La decisione

Ex Ilva di Taranto, patto anti-virus: in 4mila restano a casa

Arcelor Mittal, scoppia il caso dei microchip nelle tute degli operai

Intesa azienda-sindacati, in settimana si ferma l’altoforno 2

17 Marzo 2020

Mimmo Mazza

TARANTO - tarantoSi dimezza la forza lavoro all’interno dello stabilimento siderurgico ex Ilva, si fermano una parte degli impianti, a partire - come anticipato domenica dalla Gazzetta - dall’altoforno 2 e scattano severe misure per il contenimento della diffusione del Corona virus.
È quanto stabilito ieri pomeriggio da ArcelorMittal, la multinazionale che gestisce il complesso aziendale in fitto finalizzato all’acquisto dall’1 novembre 2018, e le organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm, Usb e Ugl.
L’intesa è stata siglata dopo una giornata di incontri iniziati, sospesi e poi ripresi, per scongiurare gli scioperi che le rappresentanze dei lavoratori, sia pure in ordine sparso, avevano proclamato, denunciando l’assenza di misure necessarie a impedire il rischio di diffusione del contagio.
Azienda e sindacati hanno deciso di ridurre i volumi produttivi, impiegando una forza lavoro pari a 3800 unità, meno del 50% dei lavoratori in forza che sono poco più di 8mila: per chi resterà a casa - ma se ne parlerà compiutamente in un incontro fissato per domani mattina - sarà avviata la procedura per l’applicazione della cassa integrazione con causale Covid-19, messa a disposizione dal Governo in alternativa alla Cigo.
Entro la settimana verrà fermato l’altoforno 2 con la contestuale fermata dell’acciaieria 1; il treno nastri 1 non ripartirà e i forni saranno spenti a partire da oggi; il treno lamiere è stato bloccato già da ieri; passano da 15 a 10 i turni della finitura nastri mentre il laminatoio a freddo sarà fermato da oggi. Le attività di officina hanno previsto l’applicazione della cassa integrazione per il 30% del personale, i restanti addetti sono stati suddivisi in squadre che si alterneranno in turni avvicendati, in base alle esigenze impiantistiche. Saranno ridotte le manutenzione di area mentre lo smart working riguarderà circa 300 unità.
Quanto alle azioni di contrasto e di contenimento della diffusione del virus, è stato previsto un incremento del parco autobus che consentirà di dimezzare il numero di passeggeri per garantire il rispetto delle distanze di sicurezza. I bus, ove possibile, avranno i finestrini aperti e saranno igienizzati a ogni fine turno. Saranno, poi, ampliati i contratti di appalto finalizzati all’implementazione e rafforzamento delle attività di pulizia e sanificazione degli spogliatoi. ArcelorMittal prevede di disporre di 2500 mascherine ffp3 entro la fine di marzo, di 13mila mascherine ffp1 e altre 3000 ffp3 entro metà aprile. Ad ogni varco-gate dello stabilimento, il personale, sia diretto che indiretto, sarà sottoposto a controllo della temperatura: chi avrà oltre 37 gradi e mezzo non potrà accedere in fabbrica. La multinazionale imporrà il rispetto delle norme contro la diffusione del coronavirus anche alle ditte dell’appalto, minacciando in caso di violazione l’inibizione all’accesso all’interno dei propri stabilimenti e la denuncia alle autorità competenti.

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