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L'intervista

Diodato: a Sanremo con Taranto nel cuore e nel nuovo album un brano ispirato all'Ilva

Diodato: a Sanremo con Taranto nel cuore e nel nuovo album un brano ispirato all'Ilva

L’artista pugliese al festival in gara tra i big con il brano «fai rumore»

28 Gennaio 2020

NICOLA MORISCO

Sarà la sua terza volta in gara al festival di Sanremo. Il 39enne cantautore Antonio Diodato, originario di Taranto, sarà infatti tra i big con Fai rumore. La sua prima volta sul palco dell’Ariston risale al 2014, quando con il brano Babilonia si classifica al secondo posto della sezione «Nuove Proposte», dopo Rocco Hunt. Quattro anni dopo, nel 2018, si ripresenta tra i big in coppia con il trombettista Roy Paci con Adesso, giunto all’ottavo posto. L’anno scorso, invece, in qualità di ospite si è esibito con il rapper Ghemon. Per Diodato, oltre alla partecipazione al Festival, è anche il momento di licenziare il terzo album di inediti Che vita meravigliosa, in uscita il 14 febbraio per la Carosello Records. Il nuovo disco è stato anticipato dal singolo omonimo che il cantautore pugliese ha scritto per il film La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek. Che vita meravigliosa, prodotto da Tommaso Colliva, è composto da 11 brani tutti a firma di Diodato e arriva a tre anni di distanza da Cosa siamo diventati. In primavera Diodato sarà protagonista di due live importanti: all’Alcatraz di Milano (22 aprile) e all’Atlantico di Roma (29 aprile) per poi iniziare il tour. Artista intenso, raffinato e ricercato Diodato, apprezzato per le sue qualità vocali e compositive, ma anche per il suo impegno civile e sociale che lo vedono in prima linea, insieme all’attore e concittadino Michele Riondino, sul tema dell’Ilva, oltre che direttore artistico del concerto del 1° Maggio a Taranto.

Diodato, è la sua terza volta al festival di Sanremo, emozionato?
«È difficile abituarsi a Sanremo, ti mette sempre un po’ di tensione. Vengo da un periodo intenso con il brano che accompagna la colonna sonora del film di Ozpetek e poi ho anche l’album da promuovere, quindi sono contento di partecipare a questa importante vetrina».

Nella serata delle cover propone «24mila baci» di Celentano, com’è nata la scelta?
«Anche sul palco dell’Ariston voglio tirare fuori tutto l’amore che ho per la grande musica italiana. Ho fatto più volte tributi ai grandi autori, ma non ne avevo mai fatto uno a Celentano che, in qualche modo, è stato colui che ha portato il r&r in Italia. Ho fatto un arrangiamento molto diverso dall’originale e duetterò con Nina Zilli, spero piaccia ad Adriano».

Tante polemiche stanno anticipando l’inizio del festival. L’ultima riguarda il rapper Junior Cally per i testi considerati violenti e contro le donne.
«Ogni anno c’è sempre qualche contrasto che anticipa il festival, credo sia necessario abbassare i toni. È importante far sentire la propria voce e sono d’accordo con chi cerca di fare arrivare il proprio dissenso, però creare mostri è sempre molto pericoloso. Il festival va preso con “leggerezza”».

Passiamo all’album: cosa rappresenta per lei questo nuovo disco?
«È parte di un percorso che spero sia di crescita. Sto cercando sempre di guardarmi intorno e di mettere all’interno dei lavori tutto il mio vissuto, di lasciare le ispirazioni così come sono state concepite inizialmente. Sono consapevole di aver sofferto momenti di sconforto, difficoltà, però nonostante questo credo di essere affamato della vita e in tutti i modi cerco di assaporarla e a viverla il più intensamente possibile».

Nel brano «Il commerciante», c’è qualche riferimento al tema dell’Ilva?
«È impossibile non pensare a quello che accade a Taranto, così come lo è per chiunque si sia avvicinato a quel dramma. È impossibile non farlo tornare anche attraverso azioni un po’ più ampie. È una sorta di tragedia umana che è lo specchio di tante situazioni che ha dei temi che possono essere analizzati sotto tanti punti di vista».

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