Lunedì 01 Giugno 2020 | 11:57

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Potrebbero riaprire a settembre i plessi scolastici De Carolis e Deledda del rione Tamburi di Taranto chiusi per ordinanza sindacale dal 2 marzo scorso per la loro vicinanza alle collinette ecologiche dell’ex Ilva sequestrate a febbraio dai carabinieri del Noe in quanto sarebbero state trasformate in discariche di rifiuti industriali. E’ quanto emerso da un incontro in Comune dopo la "relazione dei tecnici di Ilva in As che confermano il rispetto del cronoprogramma dell’intervento». Sono emersi anche «elementi rassicuranti dal monitoraggio effettuato de Arpa nel plesso Deledda che escluderebbero un eventuale spolverio delle sostanze inquinanti rinvenute nel corso delle indagini condotte sulle collinette nei mesi scorsi».

Al completamento «di tutte le attività, previsto - sottolinea il Comune - per la prima decade di settembre, sarà inoltre programmata una pulizia straordinaria a cura dell’Amministrazione Comunale delle scuole, in modo da consentire la regolare ripresa delle attività scolastiche, previa revoca dell’Ordinanza che ne ha disposto la sospensione. Nei prossimi giorni saranno convocati dal competente assessorato comunale - conclude la nota dell’Ente - i rappresentanti dell’ufficio scolastico provinciale nonché la dirigenza scolastica per programmare le attività propedeutiche all’inizio del nuovo anno scolastico».

La Fim Cisl di Taranto, in una lettera all’azienda e al Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl (Spesal), segnala «l'ennesima, massiccia emissione convogliata in ambiente» da parte del Camino E312 dello stabilimento ArcelorMittal senza, secondo il sindacato, che venga messa in atto «alcuna contromisura operativa concreta mirata alla soluzione del problema». Per Biagio Prisciano, segretario generale aggiunto Fim Cisl Taranto, le emissioni «si ripetono con frequenza» e «gli impegni di manutenzione intensiva concordati si rivelano assolutamente inefficaci».

Per i camini, sostiene il sindacalista, «occorre accelerare l'installazione dei filtri a manica Meros, investimento approvato in sede di conferenza al ministero per l’Ambiente, per un costo di circa 60 milioni di euro». «La prima linea - aggiunge - sarà completata a settembre 2021, mentre la seconda entro maggio 2023, ma sono necessarie contromisure ponte più immediate. Non possiamo assolutamente accettare - osserva Prisciano - che sino a quando non saranno installati i filtri, ci siano emissioni continue e del tipo a cui stiamo assistendo ripetutamente». La Film Cisl di Taranto segnala infine "un’anomalia alle cokerie che riguarderebbe la macchina caricatrice del fossile, legata a un tempo di distillazione del coke inferiore al previsto».

L'ESPOSTO DEI CITTADINI -  Tre cittadini hanno depositato alla Procura di Taranto un esposto che integra il precedente depositato il 26 giugno «Con il veleno nel sangue e il cuore in mano» che raccolse la sottoscrizione di 6.000 firme. Nello specifico si «focalizza l’attenzione - spiegano Angelo Di Ponzio, Angelo Pizzo e Luciano Manna - sulle emissioni registrate nei mesi di luglio ed agosto negli impianti della cokeria dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto. Il precedente esposto raccoglieva le evidenze delle emissioni di tutti gli impianti dell’area a caldo sino al mese di giugno. Riteniamo che le emissioni anomale delle cokerie siano la fonte dell’ondata di gas che ha investito i quartieri Paolo VI, Tamburi e Città Vecchia, sino a limitare la normale vita dei cittadini, il 20 agosto e nei giorni successivi».
Nell’esposto, oltre a chiedere alla Procura «di procedere nei confronti dei responsabili - aggiungono - abbiamo chiesto alle autorità di rilevare le responsabilità degli enti. Nello specifico riteniamo che il primo tutore della salute pubblica, il sindaco Rinaldo Melucci, non possa adempiere ai propri doveri solo con i comunicati stampa. Per tutelare i cittadini da queste palesi violazioni dei Diritti dell’Uomo - concludono - servono atti decisi, coraggiosi e che richiedono incisività politica ed istituzionale». 

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