Martedì 23 Aprile 2019 | 19:52

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Droga

Taranto, inchiesta «Sangue Blu»: 17 condanne e 32 assolti

Si è concluso ieri il processo con rito abbreviato dopo il blitz del 2017

carabinieri

TARANTO - Si chiude con 17 condanne e 32 assoluzioni il processo con rito abbreviato celebrato davanti al gup di Lecce Edoardo D’Ambrosio nato dall’inchiesta antidroga «Sangue blu», messa a segno il 20 giugno 2017 dai carabinieri della Compagnia di Taranto.
Diverse anche le assoluzioni per singoli capi di imputazione che hanno consentito una lieve riduzione delle condanne richieste a suo tempo dal sostituto procuratore Milto De Nozza della procura distrettuale antimafia di Lecce. Dall’inchiesta, curata all’epoca dei fatti dal pm Alessio Coccioli, era emersa una vasta attività di spaccio di droga che aveva portato alla contestazione di associazione per delinquere per diversi imputati. In particolare dalle indagini dei carabinieri emerse che il presunto gruppo criminale aveva detenuto, trasportato e venduto «ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo eroina, hashish e cocaina».

Tra i particolari dell’inchiesta, l’utilizzo di giovanissimi pusher, addirittura in alcuni casi minorenni, per lo smercio della droga. Nel dettaglio, la condanna più alta è andata a Francesco Vitale (classe ‘73), 16 anni di reclusione. A otto anni sono stati condannati Angelo Pizzoleo e Rosa De Leonardo. Condanna a sette anni e quattro mesi di reclusione per Cataldo Catapano, Alessandro Masella, Michele D’Erchia e Girolamo Masella. Sei anni e otto mesi è la condanna per Francesco De Bartolomeo, mentre sei anni e quattro mesi è la condanna comminata a Antonio Cava. Cinque anni e otto mesi per Michele Pulpito e Rita Scialpi (il pm chiedeva la condanna a 4). A cinque anni e quattro mesi di reclusione sono stati condannati Grazia D’Andria e Pasquale Monna. Tre anni e otto mesi, infine, è la condanna decisa per Giuseppe Masella, Leonzio Fontana e Tiziano Galileo mentre a tre anni e quattro mesi è stato condannato Diego Vestita. Nella sentenza, tuttavia, anche assoluzioni piene, come ad esempio quella per Gaspare Bevilacqua, difeso dall’avvocato Ignazio Dragone.

Per lui il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a dieci anni di reclusione per traffico di droga ma il giudice lo ha assolto da ogni accusa. Secondo la procura antimafia leccese, lo stupefacente veniva immesso sulle piazze di spaccio in particolar modo al quartiere «Tamburi», dove si rifornivano numerosi consumatori provenienti dall’intera provincia ionica e anche dalle province di Bari, Brindisi e perfino dalla vicina Basilicata. Il denaro ricavato veniva utilizzato per nuovi approvvigionamenti di droga, oltre che per la retribuzione delle figure «operative» organiche all’organizzazione. L’indagine ha preso il nome di «Sangue Blu» per il contenuto di una conversazione nella quale proprio Francesco Vitale, destinatario della condanna alla pena più elevata, faceva riferimento alla propria idea di essere il «capo» di una famiglia di alto rango. Nel collegio difensivo erano impegnati gli avvocati Salvatore Maggio, Ignazio Dragone, Marino Galeandro, Patrizia Boccuni, Andrea Silvestre, Fabrizio Lamanna, Angelo Casa, Gaetano Vitale, Pasquale Blasi, Luigi Danucci, Ladislao Massari, Vincenzo Sapia. 

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