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Blitz dei carabinieri

Caporalato, tre rumeni arrestati a Ginosa: sfruttavano i braccianti

In 15 erano ammassati in un furgone. Operazione coordinata dal pubblico ministero Antonella De Luca. il presunto capo patteggia due anni di reclusione e riacquista la libertà

caporalato

TARANTO - Erano stipati in quindici dentro un furgone, ammassati uno sull’altro perché gli unici posti a sedere erano occupati dai loro «caporali» e non avrebbero avuto via di scampo in caso di incidente o di necessità perché le uniche portiere funzionanti del mezzo erano quelle anteriori.
L’ennesima storia di sfruttamento, violenza e sopraffazione nelle campagne della provincia di Taranto è stata scoperta dai carabinieri della stazione di Marina di Ginosa, guidati dal maresciallo Vito Capozzi, che in collaborazione con i militari della compagnia di Castellaneta hanno arrestato tre rumeni residenti a Ginosa con l’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

L’operazione è scattata l’altra mattina dopo una decina di giorni di indagini, coordinate dal pubblico ministero Antonella De Luca del pool specializzato, voluto dal procuratore capo Carlo Maria Capristo, che si occupa di problematiche riguardanti il mondo del lavoro.

In manette sono finiti il 35enne Cristian Balotescu e il 32enne Ionut Laurentiu Noata. Una donna di 29 anni, anch’essa di origine, è invece tornata in libertà subito dopo l’udienza di convalida dell’arresto a causa del suo avanzato stato di gravidanza.
L’allarme è partito il 2 novembre scorso quando tre lavoratori agricoli di nazionalità rumena si sono presentati ai carabinieri, denunciando di aver subito, tre giorni prima, una aggressione a domicilio da parte di Balotescu, tanto che due dei destinatari della spedizione punitiva erano stati costretti a ricorrere alle cure della guardia medica di Ginosa, rimediando 4 e 7 giorni di prognosi per lesioni contusive al volto e alle orecchie. A originare il violento pestaggio sarebbe stato il rifiuto da parte dei braccianti di continuare a lavorare per pochi euro al giorno nella raccolta delle olive in condizioni igieniche disastrose, per almeno dieci-dodici ore al giorno, senza il riconoscimento di festività e riposi. I carabinieri hanno così avviato una serie di accertamenti, compiendo anche servizi di appostamento, la mattina all’alba, in piazza Immacolata a Ginosa dove avveniva il reclutamento dei braccianti. L’intuizione investigativa si è rivelata felice perché i carabinieri guidati dal maresciallo Capozzi hanno individuato, nei pressi di una monovolume Renault, i tre indagati che intrattenevano loro connazionali, poi indrizzati verso il furgone. Il mezzo, una volta pieno, si è così mosso verso le campagne della zona ma è stato fermato dai militari che hanno scoperto come gli unici tre posti a sedere fossero occupati da Balotescu, Noata e dalla donna, con gli altri 15 occupanti letteralmente ammassati, senza sedili, sistemi di sicurezza e con i soli sportelli anteriori funzionanti. Condotti in caserma, i 15 occupanti sono stati interrogati in un clima non facile perché, utilizzando il rumeno, i tre indagati avrebbero minacciato i braccianti, chiedendo loro di non rispondere alle domande dei carabinieri o di sostenere che erano al primo giorno di lavoro.
Ieri mattina, i tre indagati - difesi dall’avvocato Francesco Alagia - sono comparsi dinanzi al gip Giuseppe Tommasino per l’udienza di convalida. Balotescu ha preferito definire la sua posizione, patteggiando la pena di due anni di reclusione e riacquistando subito la libertà al pari degli altri due indagati per i quali la vicenda giudiziaria resta invece ancora aperta.

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