Domenica 20 Gennaio 2019 | 23:58

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L'appello

Ilva, Anml: «Tra cassaintegrati ci sono anche invalidi e malati»

Così Emidio Deandri, segretario provinciale dell’Anmil (associazione nazionale mutilati e invalidi sul lavoro) di Taranto, interviene all’indomani dell’ufficializzazione dei nomi dei lavoratori Ilva che passano alle dipendenze di ArcelorMittal

Ilva

TARANTO - «Lo diciamo con rammarico e preoccupazione: ma tra quei dipendenti che lunedì hanno ricevuto la fredda comunicazione di allontanamento dalla fabbrica, ci sono almeno un centinaio di operai che, per infortuni sul lavoro o malattie professionali, per quell'azienda hanno sacrificato il bene più prezioso». Così Emidio Deandri, segretario provinciale dell’Anmil (associazione nazionale mutilati e invalidi sul lavoro) di Taranto, interviene all’indomani dell’ufficializzazione dei nomi dei lavoratori Ilva che passano alle dipendenze di ArcelorMittal (10.700 in tutti gli stabilimenti del gruppo, 8.200 a Taranto) e di quelli che restano con l’amministrazione straordinaria in cassa integrazione a zero ore fino al 2023 (sono 2.586 gli esuberi, comprensivi di quanti hanno accettato o accetteranno l’esodo volontario con incentivo e dei 300 che saranno utilizzati per le bonifiche). "Molti di loro - aggiunge il segretario dell’Anmil, riferendosi ai lavoratori collocati in Cassa integrazione - hanno storie personali che l’azienda avrebbe dovuto prendere in considerazione, ma mi rendo anche conto che dietro la procedura che non consente neanche un grazie, un arrivederci o una stretta di mano, quelle storie sono solo numeri nella mera equazione produttiva che i nuovi affittuari hanno messo in atto. Ma cosa accadrà dopo?" I più «ottimisti - sostiene Deandri - sperano in una ricollocazione, ma mi piacerebbe sapere dai sindacati con quali criteri si è proceduto, considerata parità di età, di carichi familiari, e nel caso in questione di fronte a patologie strettamente connesse alla vita lavorativa in quella fabbrica. Noi come Anmil, abbiamo il dovere di tenere alta l’attenzione su questo tema. Facciamo domande e gradiremmo risposte, proprio per chi dal 1° novembre non avrà più attivo il suo badge di ingresso alla fabbrica e a quei processi comincerà ad essere estraneo».

USB «FAREMO VERIFICHE» - «I criteri adottati da Am InvestCo Italia sono oggetto di verifica delle strutture sindacali. Il discorso va affrontato nel suo complesso, ma necessariamente vanno messi in evidenza tanti episodi che i lavoratori ci stanno segnalando. In linea di massima possiamo dire che ci sono anomalie sull'adozione dei criteri di anzianità e dei carichi familiari. Da una ricognizione da noi effettuata sono già 150 i casi da chiarire». Lo dichiara il coordinatore provinciale dell’Usb di Taranto, Francesco Rizzo, in merito alla scelta del personale Ilva assunto da ArcelorMittal e a quanti sono stati collocati in cassa integrazione straordinaria a zero ore. «C'è un aspetto - aggiunge Rizzo - su cui stiamo acquisendo dati e informazioni. Vogliamo comprendere qual è la percentuale di lavoratori invalidi e/o con ridotte capacità lavorative collocata in cassa integrazione. Se dovessimo registrare anomalie sarebbe grave perchè si tratta in larga parte di persone con problemi di salute dovuti allo svolgimento dell’attività lavorativa in fabbrica. Insomma, sarebbe un doppio danno». Interi reparti» sono stati - sostiene il sindacalista - quasi azzerati. La nuova proprietà ci aveva parlato, ad esempio, del riequilibrio dei servizi di pulizia civile, ora scopriamo che il personale interno con queste mansioni è stato quasi del tutto collocato in Cigs e che in parallelo aumenterà il ricorso alle ditte esterne». Se l’azienda «non fornirà - conclude Rizzo - risposte convincenti, si annuncia una lunga stagione di ricorsi».

FLMU CUB: «DISCRIMINAZIONI NELLE ASSUNZIONI» - «Mittal lascia a casa qualche migliaio di lavoratori e dice di applicare l’accordo. I criteri adottati per scegliere i lavoratori da lasciare a casa sembra siano stati quelli di selezionare chi ha combattuto contro l'accordo all’interno della fabbrica, per un lavoro in sicurezza e tutelato, per la salute degli operai e dei cittadini di Taranto o chi ha ridotte capacità lavorative». Lo sostiene la Flmu Cub, che il 29 ottobre aveva organizzato lo sciopero generale e la manifestazione con corteo a Taranto, riferendosi alle comunicazioni relative alle assunzioni da parte della nuova proprietà e alla dichiarazione degli esuberi collocati in cassa integrazione straordinaria fino al 2023.
«Chi ha scelto - si chiede il sindacato di base - di lasciare a casa lavoratori con 3 o 4 familiari a carico pur di garantire il propri favoriti? Contestiamo il metodo. Fermiamo gli artefici di questa vergogna, non è mai troppo tardi. La Flmu Cub metterà a disposizione i propri legali per tutelare i lavoratori da eventuali scelte unilaterali e inappropriate dell’azienda che dovessero rilevare distorsioni nelle graduatorie»

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