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Taranto

Ilva, Di Maio: «Chi subentra deve essere credibile». Associazioni perplesse su certificazioni qualità

Si attende il parere dell'avvocatura, intanto sorgono dubbi sulla validità delle certificazioni delle attività dello stabilimento

Ilva

«Sull'Ilva aspettiamo il parere dell’avvocatura, e qualsiasi piano è volto a tutelare la salute dei cittadini di Taranto e i livelli occupazionali. Lo Stato deve essere molto attento quando un privato subentra a un altro privato nella gestione di un’azienda. Se questi tavoli si gestiscono al Mise è perché lo Stato deve garantire che sia un soggetto credibile.». Lo ha detto il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano se ci sia un piano B per l’Ilva, a margine di una visita al presidio dei lavoratori Bekaert di Figline Valdarno (Firenze).
«Io per l’Ilva sto accertando quello che non è stato accertato per la Bekaert di Figline Valdarno - ha aggiunto Di Maio -, ovvero sto accertando la serietà del soggetto che sta subentrando, la serietà della gara fatto dallo Stato, e la serietà del piano occupazionale e di quello ambientale».

ASSOCIAZIONI PERPLESSE - «Come fa lo stabilimento Ilva di Taranto ad essere dotato di certificazione 'UNI EN ISO 14001' (standard internazionale che fissa i requisiti di un sistema di gestione ambientale) per impianti per i quali non è garantita nemmeno la conformità normativa?». E’ quanto si chiedono associazioni, movimenti e cittadini che aderiscono al Piano Taranto, la piattaforma finalizzata a un accordo di programma che prevedeva la chiusura delle fonti inquinanti con la riconversione economica del territorio e la bonifica attraverso il reimpiego degli operai.
«Come si evince dal sito di Accredia - spiegano le associazioni - Ilva spa in amministrazione straordinaria è certificata per gli impianti di Taranto dall’organismo accreditato IGQ (Istituto Italiano di Garanzia della Qualità) per tutte le attività connesse alla produzione di acciaio da ciclo integrale quali: gestione dei parchi minerali, agglomerazione, cokeria, altoforno, acciaieria, laminazione, tubifici, zincatura, cava, produzione calce, discarica e recupero rifiuti». «Ci è legittimo - evidenziano - manifestare seri dubbi sul rilascio e mantenimento di tale certificazione».
«Secondo la nuova versione del 2015 della certificazione 'UNI EN ISO 14001', un sistema di gestione ambientale conforme - sostengono i referenti del Piano Taranto - non può prescindere dal coinvolgimento delle parti interessate e dal rispetto delle aspettative delle stesse, né può eludere reclami di natura ambientale. Parti interessate che pensiamo indubbiamente di rappresentare».
«Per questo - concludono - ci attendiamo e chiediamo di essere coinvolti in questa fase di passaggio o ci sentiremmo autorizzati a procedere avviando ufficialmente iter di reclamo previsti nei sistemi di accreditamento europeo ed italiano».

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