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Emissioni di nubi maleodoranti
Eni e Hidrochemical a giudizio

Emissioni di nubi maleodoranti Eni e Hidrochemical a giudizio

Scatterà il prossimo 26 settembre dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Taranto il processo nei confronti della 5 persone coinvolte nell’inchiesta nata per fare luce sulle nubi di gas che periodicamente costringono i tarantini a barricarsi in casa. La citazione diretta a giudizio porta la firma dei pubblici ministeri Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Lanfranco Marazia e riguarda tre dirigenti della raffineria «Eni» di Taranto e due della società «Hidrochemical Service». Il collegio difensivo, composto dagli avvocati Rocco e Diego Maggi e Leonardo Lanucara, ha tentato subito dopo la notifica della citazione di estinguere il reato contestato con una oblazione ma ha dovuto prendere atto del «no» espresso dal giudice Martino Rosati.

Nei guai, con l’accusa di getto pericoloso di cose, sono finiti Luca Amoruso, direttore della raffineria Eni dall’1 ottobre 2013 al 30 novembre 2013, il suo successore Remo Pasquali che è stato in carica dal 1 dicembre 2013 al 30 dicembre 2015, Alessandro Cao in qualità di responsabile operativo dell’Eni dall’1 ottobre 2013 al 30 dicembre 2015, Francesco Costantino per essere stato amministratore unico della Hidrochemical Service dal 27 luglio 2009 al 6 ottobre 2014 e infine il successore di quest’ultimo Antonio Costantino che ha ricoperto l’incarico di amministratore unico dal 7 ottobre 2014 al 30 dicembre 2015.

Le indagini hanno evidenziato che i 5 imputati con le loro condotte aziendali «provocavano - si legge negli atti dell’inchiesta - l’emissione di sostanze odorigene come il solforato di idrogeno e altri derivati a contenuto di zolfo» che avrebbe causato «molestia olfattiva» ai cittadini di Statte e di Taranto in particolare del quartiere Tamburi. Nell’atto di accusa, inoltre, si legge che per quanto riguarda l’Eni che le nubi di sostanze che hanno molestato i cittadini sarebbero state provocate per i pubblici ministeri da fenomeni «incontrollati o controllati in modo inadeguato», ma comunque «connessi al ciclo produttivo». In particolare, la lente di ingrandimento dei consulenti della Procura ha evidenziato l’attivazione delle torce della raffineria, le emissioni provenienti dalle vasche per il trattamento delle acque di scarico, le emissioni fuggitive dalle «connessioni degli impianti». Per la Hidrochemical Service, invece, le nubi di odori avrebbero contenuto sostanze come idrogeno solforato, ma anche ammoniaca, mercaptani (composti organici caratterizzati da un intenso odore sgradevole) e sostanze organiche volanti che si sarebbero sollevate dai processi di trattamento chimico e biologico dei rifiuti liquidi gestiti nell’impianto.

Le indagini hanno preso in esame il periodo tra ottobre 2013 e dicembre 2015. La Procura a giugno 2015 aveva chiesto l’incidente probatorio sulle perizie redatte dal direttore di Arpa Piemonte, Angelo Robotto a cui era stato affidato il compito di capire le cause del fenomeno ma il gip Martino Rosati aveva rigettato la richiesta.[Mimmo Mazza]

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