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«La mia casa è deprezzata
ma l’Ilva non mi risarcisce»

Un cittadino: privilegi per gestione commissari

«La mia casa è deprezzata ma l’Ilva non mi risarcisce»

di Giacomo Rizzo

La sua casa del rione Tamburi ha subito un deprezzamento per le emissioni dell’Ilva, ma non riesce a ottenere un risarcimento perché - al pari di altri residenti che vivono la stessa situazione - ha presentato la richiesta dopo l’avvento dell’amministrazione straordinaria. A parlare di «amara beffa» è un cittadino di Taranto, Pellegrino Amato.

Dal 2013, infatti, ha citato in giudizio lo stabilimento Ilva «per chiedere - spiega - il risarcimento relativo al deprezzamento commerciale degli Immobili, per via dell’inquinamento causato dalla fabbrica». La Cassazione, rammenta il cittadino, «con sentenza del 2005, accertò, definitivamente, che l’Ilva immetteva nelle zone circostanti circa 58 tonnellate al giorno di polvere ferrosa. Di quel quantitativo, un buon 80 per cento continua a piovere sui Tamburi, considerata la sua adiacenza ai parchi. I giudici di merito del Tribunale di Taranto hanno accertato la continuità di tali quantità immesse e il superamento di ogni tollerabilità prevista dalla legge, quindi il diritto dei proprietari al risarcimento».

Tutte le cause intraprese sulla questione «hanno dato ragione ai cittadini - aggiunge Amato - e prontamente liquidate, ma soltanto quelle decise prima che lo stabilimento fosse messo in Amministrazione straordinaria; quelle decise dopo, non sono state pagate e rimaste nell’indifferenza di tutti. Sembrerà strano, ma questo rifiuto, che ancora continua, è consentito dalla legge, da quando lo stabilimento è stato posto in Amministrazione straordinaria, nel periodo del governo Renzi.

Infatti, «le norme - puntualizza il cittadino - che regolano l’Amministrazione straordinaria autorizzano tali privilegi favorevoli all’azienda, ma distruttivi nei suoi effetti per i cittadini che chiedono ragione del pagamento dei danni: infatti esse prevedono, tra l’altro, che gli aventi diritto non possono rivolgersi al giudice ordinario; non possono essere iniziate azioni esecutive, di qualsiasi natura, contro l’Ilva».

Ciò evidenziato, lo stabilimento, «in forza di questa legge, si sottrae - attacca ancora Amato - al pagamento di miliardi di debiti e, dunque, si autofinanzia a scapito dei creditori che non possono difendersi processualmente, mentre lo Stato non solo risparmia, ma non corre il rischio di essere sanzionato dalla Comunità europea perché, com’è noto, è proibito il finanziamento alle imprese in crisi. Voltando lo sguardo all’indietro, non intravediamo alcun vantaggio concreto ricevuto dalla città dall’aver messo l’Ilva in Amministrazione straordinaria». Si parla «di fondi - insiste - per il disinquinamento? Sono solo numeri vuoti sulla carta, scritti per distrarre l’attenzione dei cittadini come una caramellina ad un bambino che, scartata, non contiene nulla. «Finora, per il problema - conclude - del pagamento conseguente al risarcimento ancora non abbiamo visto alcun politico, nazionale o locale, della Lega o dei Cinquestelle, entrare in campo per affrontare i veri problemi che riguardano i cittadini».

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