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Ilva, la cordata Acciaitalia pronta a rilanciare l’offerta

ROMA - Su Ilva «questo governo non ha considerato soddisfacenti il piano occupazionale e il piano di attuazione del piano ambientale per questo ha richiesto a ArcelorMittal una controproposta migliorativa che è in fase di analisi in queste ore e di confronto tra i commissari e l'ArcelorMittal». Lo ha detto il vicepremier e ministro dello sviluppo economico e del lavoro Luigi Di Maio alla Camera nell’informativa urgente sullo stato dei tavoli di crisi aperti presso il Ministero dello sviluppo economico.

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di Giacomo Rizzo

TARANTO - Il 1° luglio scorso sarebbe dovuta iniziare ufficialmente la gestione «indiana» dell’Ilva con il subentro di ArcelorMittal. L’amministrazione straordinaria è stata invece prorogata al 15 settembre. La trattativa sindacale si è arenata, il nuovo governo ha iniziato ad ascoltare le parti senza prendere una decisione definitiva - anche se proseguono i contatti con Am InvestCo per trovare un'intesa sul fronte occupazionale - e l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha acceso i riflettori sugli atti del contratto di aggiudicazione. Come se tutto questo non bastasse, ora si rincorrono le voci (non confermate da Jindal e Arvedi) di una nuova offerta per acquisire l’Ilva da parte di alcune delle aziende che facevano parte della cordata Acciaitalia, sconfitta nella gara del giugno 2017.

Confindustria Taranto parla di «insopportabile gioco dell’oca» ed avverte: c’è «un mercato ormai stravolto da una crisi anomala, senza precedenti: aziende che popolavano un elenco cospicuo di realtà imprenditoriali d’eccellenza di cui ora non c’è più traccia o solo un pezzo di ciò che erano, un tessuto sfaldato di piccole e grandi economie incapaci di investire nel loro futuro perché private del loro presente». La fabbrica, aggiunge il presidente Vincenzo Cesareo, «“drena” ogni giorno risorse ingenti, in considerazione di una produzione oramai al lumicino, e quotidianamente, 24 ore su 24, incombe su di essa il pesantissimo gap della sicurezza (come le ultime cronache ci confermano) a sua volta esasperato dalla mancanza, oramai da troppo tempo, di risorse fresche da destinare agli impianti ed alla salvaguardia dei lavoratori».

Il fattore tempo, insomma, non è affatto secondario. Per il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha parlato di Ilva a margine della presentazione di un convegno alla Camera, «bisogna fare un salto di qualità nella tutela ambientale. Quanto finora previsto - ha proseguito - secondo me è troppo poco, auspico che si possa fare di più. E noi siamo qui per vigilare. Però dobbiamo capire se per esempio i suoli verranno bonificati, il corpo idrico e non solo la falda acquifera superficiale ma anche quello in profondità verrà toccato, e lo stesso per il mare di fronte: c'è tanto che riguarda la tutela ambientale di quel luogo». È necessario, ha concluso il ministro, «assicurare al cittadino, che è al centro di qualsiasi azione del governo e del Parlamento, che sia tutelato nel suo bene primario, che si chiama vita».

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha manifestato una sua sensazione. «Mi pare - ha dichiarato ieri - che il ministro Luigi Di Maio stia chiaramente sollecitando la migliore delle soluzioni possibili del caso Ilva. Quando noi abbiamo più volte detto, in passato, che non eravamo contenti perché c'erano troppi esuberi e non c'era sufficiente tutela delle persone, evidentemente, almeno dal punto di vista del ministro Di Maio, avevamo ragione». Sull’ipotesi, che al momento appare forzata, di una nuova offerta di aggiudicazione, il governatore ha sottolineato che «se ci dovessero essere altri soggetti che intendono acquistare l’Ilva a condizioni occupazionali e ambientali più convenienti, ben vengano. Io continuo a pensare che una gara come quella è in realtà permanentemente aperta. Nel senso che una soluzione di un procedimento così difficile non può essere condensato in formalismi che lasciano il tempo che trovano».

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