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l’emergenza

La Pinna nobilis muore, a Taranto è a rischio estinzione

I ricercatori del Cnr ipotizzano la moria diffusa a causa di un agente patogeno che colpisce il mollusco bivalve

Pinna nobilis a Taranto

Abbondante nelle acque di Taranto, dal mar Piccolo al capo opposto del Golfo, la Pinna Nobilis adesso è a rischio. Il più grande bivalve del Mediterraneo, presenza costante nei mari locali, potrebbe essere rimasto vittima di un patogeno che ne starebbe provocando una moria diffusa. È questa l’ipotesi su cui stanno lavorando i ricercatori dell’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del Cnr, sotto l’egida di Fernando Rubino. Alla struttura di via Roma, negli ultimi giorni, sono giunte diverse segnalazioni da pescatori e subacquei sportivi che nei fondali hanno rilevato aree occupate da «parricedde» - questo il nome dialettale con cui è più noto il mollusco - ormai morte. Il sospetto è che anche le acque che circondano la città possano essere infestate dallo stesso patogeno in passato rilevato lungo le coste spagnole e che l’anno scorso uccise decine di migliaia di esemplari di Pinna Nobilis nell’area marina protetta di Porto Cesareo.

Una supposizione fondata, su cui i ricercatori cercheranno riscontri a partire da oggi. «Ma c’è bisogno dell’aiuto di chiunque frequenti il mare per tutelare una delle nostre icone», è l’appello lanciato dagli specialisti a bagnanti, pescatori e altri operatori del settore. Per effettuare segnalazioni, sarà sufficiente inviare un’email (talassografico.taranto@iamc.cnr.it): indicando il luogo preciso (meglio se con le coordinate geografiche, rilevabili anche con le app dei cellulari), la profondità e la data di osservazione.

I subacquei dell’ex Istituto Talassografico hanno già avuto modo di documentare con immagini e riprese la situazione presente in diverse zone del Mar Grande. Nelle prossime ore partiranno i campionamenti, per avere conferma dell’ipotesi scientifica formulata sulla base di quanto accaduto a una manciata chilometri dalla città meno di un anno fa: fino a una profondità di quaranta metri.

I biologi marini del Cnr effettueranno prelievi sulle specie morte e su quelle vive e, soltanto dopo questa comparazione, potranno eventualmente certificare la presenza del patogeno nelle acque locali. Se per altre specie fenomeni di questo tipo sono da ricollegare all’aumento delle temperature dell’acqua marina rilevabili in estate, i fenomeni di mortalità massiccia di Pinna nobilis, rilevata per la prima volta nel 2016 in Spagna, tra le coste dell’Andalusia, della regione di Murcia e le Baleari (soprattutto Ibiza e Formentera), sono da ascrivere all’attacco da parte di un parassita del genere Haplosporidium: questo è quanto emerso dalle analisi condotte dai ricercatori iberici, che hanno poi spiegato come questo tipo di patogeni sia noto per la capacità di infettare numerose specie di molluschi bivalvi, tra cui anche le ostriche (non le cozze).

Il patogeno in questione uccide la Pinna Nobilis colonizzando la sua ghiandola digestiva e riducendo progressivamente l’alimentazione della specie nota per la produzione del bisso, la «seta del mare» utilizzata dall’industria tessile fino a un paio di secoli addietro.

Come riconoscere una Pinna Nobilis probabilmente infetta? Dall’apertura pressoché stabile delle due valve o dalla lentezza durante il processo di chiusura, dal colore emaciato e dalla presenza di vescicole nella parte interna. In ogni caso, ricordando che la sua pesca è vietata, gli esperti suggeriscono di non toccare il mollusco: il parassita genera molte spore e potrebbe contaminarlo, aggravando la situazione.

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