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Cassano: «Senza calcio sarei scippatore»

di G. FLAVIO CAMPANELLA
«Vi dico tutto», libro in uscita il 19 novembre, ripercorre vita e carriera del talento barese: «Molte persone che conosco sono state arruolate dai clan. Bari-Inter mi ha portato via da una vita di merda»
Antonio CassanoBARI - «Senza calcio, sarei diventato un delinquente». Che sia riservato, proprio non lo si può dire. Ma chi gli sta vicino assicura che Antonio Cassano, 26 anni, di solito con i giornalisti è muto come un pesce. Una delle eccezioni è Pierluigi Pardo, giornalista di Sky, del quale evidentemente si fida ciecamente. «Vi dico tutto» è il libro che il calciatore barese, attualmente alla Sampdoria, ha deciso di fargli scrivere. Edito da Rizzoli, 16 euro, 240 pagine, l'autobiografia racconta un Cassano forse non inedito. Per la prima volta, però, lo mette completamente a nudo.

Quando rivela di aver avuto «tra 600 e 700 donne», di sicuro intende dire di essersi appunto spogliato. Ma, senza pudore, diffonde altri particolari di una vita vissuta ai bordi. «Sarei diventato un rapinatore o uno scippatore, comunque un delinquente. Molte persone che conosco sono state arruolate dai clan. Quella partita e il mio talento mi hanno portato via dalla prospettiva di una vita di merda».

Inutile scolorire il linguaggio. Non avremmo il vero Cassano. Nemmeno lo avremmo (nel senso che il grande pubblico non lo conoscerebbe) se Eugenio Fascetti («l'unico con cui non ho mai scazzato»; traduzione: l'unico con cui non ho mai litigato) lo avesse tenuto in panchina in quel famoso Bari-Inter 2-1 del 18 dicembre 1999. Antonio, invece, giocò. Assenti i titolari, si ritrovò in campo con Hugo Ennyinnaya, un nigeriano rimasto una meteora. Questi segnò da metà campo. Cassano fece di più. Prese palla, controllandola con un colpo di tacco, e se andò in porta (segnando, ovviamente).

Giocare a calcio gli riesce bene. Per fortuna. Perché di fare altro non ne ha mai voluto sapere: «Ero povero, ma tengo a precisare che nella mia vita non ho mai lavorato. Anche perché non so fare nulla. Ad oggi mi sono fatto 17 anni da disgraziato e 9 da miliardario. Me ne mancano ancora 8, prima di pareggiare». Ma è solo un modo di dire. Anche perché, facendo due conti, a 34 anni dovrebbe trovarsi di fronte al bivio: continuare a vivere in un mondo dorato oppure tornare tra i vicoli del borgo antico per riscoprire le vecchie abitudini?
Cassano agli Europei
Le domande retoriche non gli sono mai piaciute. Lui vuole vincere sempre. E avast (e basta). Anche se un po' è cambiato. Non manda più gli arbitri a quel paese e sembra avere un ottimo rapporto anche con l'allenatore. In passato non era proprio così. «Gentile lo detestavo; a Spalletti gli ho detto: "mica stai allenando quelle schiappe che avevi all’Udinese, questa è mica casa tua, è casa mià"; Capello a Tarragona, quando giocavo nel Real Madrid, mi fa scaldare per tutto il secondo tempo con Ronaldo senza farmi entrare. Nello spogliatoio gli dico: "Sei un uomo di merda, sei più falso dei soldi del monopolì"; Del Neri, non si capiva un cazzo di quello che diceva».

Cassano in genere non usa giri di parole. Mica è uno di quelli che si pone il quesito: meglio dire non si capiva un cazzo oppure non si capiva niente? Comprese tutto, invece, del rapporto con l'ex amico della Roma Francesco Totti quando furono entrambi ospiti in un programma condotto da Maria De Filippi. A quanto pare il rapporto si deteriorò perché il capitano giallorosso incassò, secondo il racconto di Antonio, l’80 per cento del compenso.

I soldi, però, non fanno la felicità. L'amore invece sì. Pur di andare via da Madrid e approdare a Genova si è ridotto l'ingaggio. Nella città lagunare, poi, ha conosciuto Carolina, l'attuale compagna. «Stavolta è una cosa seria», dicono i bene informati. Lei è giovane («da crescere») ed è pallanotista. Cosicché pare che Antonio abbia ritrovato l'abitudine di spogliarsi. Per calarsi in piscina.

G. Flavio Campanella

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