Sabato 18 Gennaio 2020 | 01:24

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Calcio / Bari - Le partite di Cohen e Vedeo

La valutazione del club è di 15 milioni di euro, l'offerta è di 6. Ma Stancarone è fiducioso: «Se non lo fossi, non sarei in giro a preparare il futuro». Cohen: «La novità? L'idea di vendere c'è». Vedeo: «Vogliamo capire come si arriva alla cifra richiesta». Nella riunione di ieri si è parlato anche di altro
Cohen, Vedeo, StancaroneBARI - Gli incontri si susseguono. Ci sono i rappresentanti di Bari In Testa e del sito Solobari.it (poi sarà la volta degli Ultras). Quel che si vede allo Sheraton Nicolaus Hotel potrebbe essere solo un assaggio di quel che accadrebbe nel caso di acquisto dell'Associazione Sportiva Bari da parte di Claude Cohen e Marco Vedeo. I due imprenditori posano per una foto con i tifosi insieme con il portavoce Paolo Stancarone. L'antiquario nato a Palo del Colle ha sulle spalle il numero 10 (è la divisa sociale biancorossa opportunamente personalizzata e indossata per lo scatto fotografico), quasi a sancire il ruolo in questa trattativa. A Vedeo tocca il 33, mentre Cohen accetta il numero 17. I superstiziosi storceranno il naso. Al contrario, non c'è da meravigliarsi. «Mi piace l'azzardo, mi piacciono le sfide. Effettivamente ci vuole un pizzico di incoscienza per pensare a un passo di questo tipo non avendo esperienza in campo calcistico. Ma, in genere, ho un buon fiuto per gli affari. Ho fatto sempre così, sin da quando ero un ragazzino. Sono uno che è partito dal basso facendo anche il cameriere».
Il monegasco, 35 anni, («parla cinque lingue», informa Stancarone) ti fissa dritto negli occhi e risponde senza giri di parole. «Nel mio lavoro (di immobiliarista - n.d.r.) valuto, compro e vendo. Vengo da una famiglia benestante, ho finito presto gli studi (mentre mio padre ha due lauree) perché mi piace rischiare, ma ovviamente non regalo i soldi. Se sono qui solo per il Bari? Diventare proprietario di un club di calcio determina contatti, crea possibilità. In effetti siamo interessati anche ad altro, ma non è questo il momento di parlarne». La priorità, infatti, è un'altra: sapere (mentre i giornalisti entrano ed escono dall'albergo del quartiere Poggiofranco di Bari) dov'è lo spiraglio in una trattativa che sembra chiusa. L'offerta dei monegaschi è di 6 milioni di euro, la valutazione della K.O.N, società incaricata dai Matarrese di fare una stima del club, è di 15 milioni. Come si fa ad arrivare a un accordo che dista ben 9 milioni di euro? «La novità sta nel fatto che l'idea di vendere c'è. Così come c'è la disponibilità ad andare al ribasso. Faremo un'altra offerta dopo aver visto (lo faranno gli esperti - n.d.r.) il lavoro della K.O.N.».
Il trio avrebbe voluto chiudere staccando un assegno già sabato durante l'incontro (durato circa tre ore e mezza), con l'amministratore delegato Salvatore Matarrese, l'avvocato Giuseppe Matarrese e il commercialista Emanuele Veneziani. Ma il divario era appunto notevole. «Ci siamo conosciuti meglio, abbiamo esposto le nostre potenzialità (si parla di qualche centinaia di milioni di euro - n.d.r.). Ma vogliamo capire come si arriva a 15 milioni di euro - interviene Marco Vedeo, 42 anni - perché magari siamo noi a sbagliare. Non è stato necessario parlare di debiti. Faccio un esempio: è il fideiussore che deve onorare un contratto che garantisce di rimborsare al creditore (una banca - n.d.r.) il debito che una terza persona (o società - n.d.r.) ha contratto con questi. Tornando al Bari, è chiaro che da tempo c'è una perdita. Poi, magari i Matarrese sono ugualmente in grado di rimanere dove sono per altri 50 anni. Perché è vero, ad esempio, che un passivo può essere assorbito da un Gruppo che fattura centinaia di milioni di euro e ha utili». «È però meno comprensibile - interviene Cohen - che possano continuare a convivere avendo contro la città».
L'ora della pausa si avvicina, imminente come la partenza dal capoluogo. Bari è soltanto una tappa. La prossima destinazione è l'Oriente. Vedeo ha concluso un contratto di 100 milioni di euro in sette anni (smaltimento di rifiuti) a Dubai (l'azienda di famiglia ha interessi anche in Libano). Cohen sarà alle prese con gli affari attraverso una delle società («non c'è una holding perché il sistema del fisco a Montecarlo è differente. Ho un'attività molto snella: c'è un segretario che si occupa di tutto. Io mi muovo e faccio affari»). L'unico a rimanere (fino a martedì) sarà Paolo Stancarone, il quale continua a credere nella fumata bianca. «Se non lo fossi, non sarei in giro per l'Italia e la Spagna a preparare il futuro. Credo che tutto ruoti intorno alla valutazione dei giocatori. Se Bellavista, tanto per dire, è valutato un milione di euro non ci siamo. Gillet è in scadenza, Rajcic pure. Il titolo sportivo non può che valere qualche milione di euro. Leggeremo comunque attentamente la relazione della Kon. Io so soltanto che nove anni fa trattai con Claude la vendita di alcuni quadri. Lui mi indusse ad abbassare il prezzo fino al punto da non poter più ritoccare. Arrivò fin dentro l'auto, poi riuscì e li comprò».
A pensarci bene è l'unica via di uscita. Accordarsi sul patrimonio giocatori per accorciare la distanza e infine presentare un'offerta irrinunciabile. Del resto, all'inizio della storia (ad agosto) Stancarone disse: «Se la trattativa parte sulla base di 15 milioni ne possiamo parlare». Ne stanno discutendo (e ci vorrà una decina di giorni per la prossima puntata). Nel frattempo, i tifosi quasi non ne possono più di aspettare. Un'altra delusione avrebbe probabilmente un effetto dirompente, quasi a far ritenere che davvero i Matarrese possano essere l'unica opportunità per fare calcio in città. «Se non si arriva a un'intesa - afferma Cohen - vorrà dire che avremo fatto da apripista per altri». Ma Stancarone è fiducioso, nonostante ci siano nove milioni di motivi per essere scettici. Le strade del pallone, si sa, sono infinite (e imprevedibili). «Abbiamo parlato per il 90 per cento del Bari». Pesa forse di più l'altro 10 per cento?

G. Flavio Campanella

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