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Lega Calcio: niente serrata, sabato e domenica si gioca

I presidenti hanno deciso che si adegueranno alle decisioni delle istituzioni. A riferirlo è stato il vicepresidente del Milan, Adriano Galliani, uscendo dall'Assemblea di Fiumicino. Era stata ventilata l'ipotesi di una serrata, poi rientrata, cui si erano detti disponibili anche i calciatori
ROMA - Niente serrata, domenica si torna in campo. A macchia di leopardo però, sugli spalti, perchè sarà una serie A a metà a porte aperte e per l'altra metà senza pubblico. Ma almeno con la certezza che tra tre settimane diversi impianti potranno riabbracciare il pubblico, almeno quello dei fedelissimi. La lunga giornata di rabbia, cominciata con l'attesa riunione dell'Osservatorio del Viminale che ha partorito la lista degli stadi buoni e di quelli cattivi, si è conclusa con l'assemblea informale dei presidenti di A e B: abbandonati i propositi di 'scioperò, la decisione finale è che si gioca, stavolta non era il caso di forzare la mano.
Sono solo 6 gli stadi di A che hanno ricevuto il bollino del Viminale, 25 quelli bocciati, 7 in B da meno di 10 mila posti e dunque ok. Situazione fluida, ma intanto si riparte sabato con il torneo cadetto e domenica toccherà alla A, tutti alle 15. Niente notturne e tutti in contemporanea. Come ai tempi del calcio che non c'è più. Le società hanno accettato, a denti stretti, le norme varate dal decreto del governo, con la speranza che tra meno di un mese tanti impianti riusciranno a fare quegli interventi tali da garantire almeno l'accesso agli abbonati. «Mi aspetto ora che gli stadi vengano rinnovati: mettere questi torneli non è come per la Nasa andare sulla luna», le parole di Amato.
Per questo turno porte aperte in metà serie A: Roma-Parma, Torino-Reggina, Sampdoria-Ascoli, Palermo-Empoli e anche Cagliari-Siena, per la quale è arrivato l'ok solo oggi. Milano ancora spera. In B invece i campi sono quasi tutti non a norma, ma vale la regola dela capienza e per chi è sotto i 10.000 posti nessuna limitazione. Così Vicenza-Juve si giocherà con il pubblico. Senza rimarranno Lecce-Modena, Pescara-Mantova, Brescia-Bari, Triestina-Treviso e Napoli-Piacenza: e quello del San Paolo, con le migliaia di abbonati azzurri, resta una delle emergenze in Lega, anche se difficile da sanare in tempi rapidi. «Tra tre settimane avremo più stadi aperti» ha detto Antonio Matarrese. Intanto alcuni abbonati hanno già annunciato azioni di risarcimento.
Per i grandi campi però qualche spiraglio si apre: a cominciare da San Siro che ha ancora 24 ore di tempo prima di conoscere il verdetto finale. Domani verrà fatto un nuovo sopralluogo e l'Osservatorio del Viminale si è riservato di decidere solo dopo: insomma in zona Cesarini il Meazza si potrebbe salvare, anche se i due club, Milan e Inter sono pronti ad accettare le prime due rispettive gare casalinghe anche senza pubblico. L'obiettivo comune di tutti è quello di salvaguardare gli abbonati: ed è per loro che tanti impianti cercheranno di animare una corsa contro il tempo per sistemare il sistemabile.
Aurelio De Laurentiis, il più arrabbiato dei presidenti e costretto a vedere il suo Napoli giocare senza il caldo pubblico azzurro, ha annunciato che rimborserà ogni gara a porte chiuse ai suoi tifosi. Altri colleghi stanno studiando gli escamotage magari per abbassare temporaneamente la capienza dello stadio sotto la soglia dei 10.000 posti, quella franca dai paletti del decreto Pisanu. «E' una possibilità, almeno fino a quando non avremo completato i lavori» dicono alcuni dei presidenti che sperano almeno di salvare il tetto degli abbonati. Intanto non ci saranno notturne e il turno sospeso per la morte dell'ispettore Raciti verrà recuperato il 17 aprile per la B e il 18 per la massima serie.
La Lega, dopo aver protestato per il mancato invito intorno al tavolo del governo quando si decidevano le sorti del pallone, ora chiede di contare un pò di più: per questo ha deciso di istituire una commissione composta di otto membri (4 rappresentanti di A e 4 di B, tra cui Ruggeri dell'Atalanta, Spinelli del Livorno e Lo Monaco, dg del Catania) che tenga i rapporti con l'Osservatorio del Viminale e verifichi lo stato dei lavori dei diversi impianti.
«Abbiamo dato una risposta di grande responsabilità - ha detto Matarrese apparso provato dopo tre ore e mezza di fuoco nella riunione di Fiumicino - i presidenti hanno dimostrato di pensare prima al calcio che agli affari. È un campionato triste, ma abbiamo superato un momento difficilissimo». E appariva così ancora questa mattina, quando sul piede di guerra c'erano non solo i club, ma anche i calciatori. I protagonisti in campo infatti avevano fatto la voce grossa contro un campionato non uguale per tutti: un campionato così è un campionato non regolare, il pensiero comune. Lo stesso dei presidenti, che erano arrivati a Roma pronti a scioperare e poi sono tornati a più miti consigli. Accettando di fatto in toto le nuove norme. Anche con qualche paradosso: come quello dello stadio Bentegodi di Verona, chiuso per il Chievo in A, aperto ai tifosi gialloblù della B. Per questi ultimi vale la regola del pollo, come l'ha definita il ministro Amato. Stadio al di sotto dei 10.000 posti, 9.999 ne denunciano diversi, e ostacolo aggirato. Un paradosso che andrà in scena a domeniche alterne.
Ma per ora si pensa a tornare in campo, con la speranza -convinzione che tra meno di un mese il calcio tornerà a colorarsi anche sugli spalti. «La legge è legge» ha detto Adriano Galliani. Aspettando la strana domenica del pallone con le porte chiuse a metà.
Alessandra Rotili

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