Giovedì 21 Marzo 2019 | 08:27

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Volley/A1 Uomini - Per Taranto 4ª sconfitta consecutiva

La Prisma è stata battuta in casa dalla Sisley Treviso 1-3. Alla ripresa, il 10 dicembre prossimo, appuntamento pieno di promesse con l'Antonveneta Padova • Tutti i risultati della 7ª giornata, la classifica e le partite del prossimo turno
PRISMA-SISLEY 1-3
(14-25, 25-21, 19-25, 22-25)


• PRISMA TARANTO: Vicini (l), De Palma, Sequeira 1, Patriarca 9, Castellano 2, Nuti, Vulin 5, Felizardo 8, Granvorka 8, Rodrigues 21. Non entrati Ricciardello, Pavan.
Allenatore: Di Pinto Vincenzo.

• SISLEY TREVISO: Fei 24, Vermiglio 1, Papi 8, Farina (l), Ahmed, Endres 11, Tencati 8, Cisolla 17. Non entrati Novotny, Kral, Ricci Petitoni.
Allenatore: Bagnoli Daniele.

• ARBITRI: Giampiero Perri, Stefano Cesare.
• NOTE: Spettatori 2000, durata set: 20', 32', 25', 27'; tot: 104'.

Volley Pallavolo Prisma Taranto TARANTO - Treviso non è Piacenza. Perlomeno non è il Piacenza visto al Palafiom. Tanto che dopo tre sconfitte di fila al tiebreak, per Taranto ne arriva un'altra senza punti (1-3). Poco male, del resto, se dall'altra parte c'è una mezza dozzina di giocatori della Nazionale italiana più Gustavo. Un brasiliano c'è anche tra gli ionici (è Anderson), ma gioca a intermittenza e, soprattutto, non ha il conforto che vorrebbe dai compagni. I veneti, del resto, hanno un altro blasone, un'altra cifra tecnica, una compattezza inarrivabile per chi (Taranto) è all'inizio dell'opera. La classe degli avversari viene peraltro fuori senza che sia necessario spolverare la perfezione. Bagnoli chiede prima di tutto i punti. Arrivano permettendo agli ospiti di staccare Piacenza (che vince a Trento soltanto al tiebreak), agguantare Perugia (che però gioca lunedì sera il posticipo contro Modena) e restare nella scia della capolista Cuneo (3-1 al Vibo Valentia). Proprio la sconfitta dei calabresi (insieme con quella di sabato del Verona), permette a Taranto di mantenere i cinque punti di vantaggio sulla zona retrocessione. La gara da vincere sarà quella in programma alla ripresa del campionato sul campo del Padova (sarà uno scontro diretto).
Gli ionici vorrebbero bissare l'impresa (3-2 al PalaMazzola) riuscita nella stagione 2004-2005, ma Treviso è regina d'Europa (e vicecampione d'Italia) mica per caso. Un muro iniziale di Taranto (pipe murata a Cisolla) inganna. Chi di spada ferisce, di spada perisce. Perché l'opposizione della Sisley è insuperabile. Gustavo, Cisolla e Papi bloccano tutto, prima di tutto Anderson. Nello stesso tempo funzionano quasi alla perfezione difesa e attacco (il migliore del campionato). Granvorka e compagni subiscono il colpo, diventano lenti e prevedibili. Di Pinto è costretto nel primo set a chiamate subito time out per due volte (prima sul 3-6, poi sul 4-15). In fase punto Treviso fa davvero la differenza (e quest'anno per i veneti è la prima volta), anche perché la ricezione è quasi perfetta (complice la battuta gestibile di Taranto). Nuti e Anderson, invece, si accomodano in panchina. Entrano De Palma e Sequeira, che cerca di scuotere i compagni. Ci prova anche Felizardo (ace in battuta per il 6-15), ma è solo un palliativo. Gli ospiti se ne vanno dopo due errori di Granvorka (8-19), poi c'è (con il rientro di Anderson) un accenno di risveglio (quattro punti del brasiliano, uno su battuta: 12-22). La scossa potrebbe essere utile per il secondo parziale, visto che il primo (c'è spazio anche per l'ex Castellano) finisce 14-25 in un battibaleno.
Le statistiche sono impietose per i padroni di casa (tutto esaurito al Palafiom, ma i tifosi, accorsi con entusiasmo, sono ammutoliti). La ricezione (81%, sempre la migliore del torneo) è niente senza attacco (13%, positivo 27%).
Nel secondo set c'è un'impennata (3-1), ma Fei e Cisolla (battuta) riprendono Taranto immediatamente. Proseguire punto a punto sarebbe già un successo. Gli azzurri di Treviso (sono sei in tutto, libero compreso) hanno fretta di chiudere l'incontro e andarsene in ritiro con la Nazionale, che affronterà il Mondiale a novembre (questa è l'ultima partita della serie A1 maschile prima della sosta: si riprenderà il 10 dicembre). Anche Anderson ci andrà con il Brasile, ma a farlo in anticipo non ci pensa proprio. Si riprende il ruolo, tiene Taranto in partita e gli permette di andare al timeout tecnico sull'8-6. Patriarca e Felizardo (ace) lo assecondano: 10-8. Si associa anche un calo degli ospiti (Fei e Cisolla cominciano a sbagliare), tanto che Bagnoli decide di intervenire fermando il gioco sull'11-8.
Niente da fare, la concentrazione di Treviso va a farsi benedire (per dire: Gustavo, non inserito nell'azione, fa invasione) in modo inversamente proporzionale alla prestazione dei Anderson. Gli assi veneti scendono di tono, Anderson e compagni salgono fino al 16-9. Granvorka contribuisce. Il francese fa il possibile (17-11), anche se non l'impossibile (come di solito). In ogni caso, lo strappo è sufficiente per arrivare fino in fondo, sebbene sempre col rischio di un ritorno dei campioni (Tencati e Fei murano: 18-15). Quando Papi e Ahmed (il palleggiatore, nazionale egiziano, rileva Vermiglio a metà del set) si scontrano permettendo agli ionici di andare sul 20-15 si ha la certezza dell'1-1. Fei e gli altri non hanno la stessa sensazione, altrimenti non avrebbero un sussulto. Nemmeno Di Pinto, a dire il vero, pensa sia finita, tanto che sul 21-19 (Treviso si avvicina pericolosamente) dà indicazioni (timeout). E' quel che serve. Felizardo forza la battuta, Granvorka e Patriarca mettono a terra i palloni che servono, Fei fa l'errore in battuta del 25-21: si va al terzo con il punteggio in parità.
Taranto non può affidarsi quasi esclusivamente ad Anderson. Servirebbero (oltre a un Granvorka redditizio) anche i centrali. Ma Vulin non riesce proprio a metterla, anche perché Nuti non è sempre lucido. Se poi risale l'efficienza del muro trevigiano il 2-5 è cosa fatta. Di Pinto vuole che i suoi ragazzi mantengano il contatto. Loro ci riescono fino al 6-8 (anche perché Anderson si mantiene sui livelli di Fei: fino a questo momento 15 punti a testa per gli opposti). Poi Treviso prende di nuovo il largo (6-11), tanto che il tecnico è costretto ancora ad esaurire i timeout. Sa che il set è decisivo. Chiede tranquillità, soprattutto al palleggiatore. Felizardo gli regala anche il muro dell'8-11. Ma Tencati e (addirittura) Vermiglio gli rispondono a tono (8-14). Non resta che provare a reinserire Castellano (stavolta al posto di Granvorka, purtroppo poco incisivo). Ma lo tradisce Anderson (palla sull'asticella: 9-15), tanto che torna anche il momento di Sequeira. Castellano-Sequeira in campo (e Anderson-Granvorka in panchina) dimostra che, in effetti, c'è qualcosa che non va, come evidenzia anche il seguito del parziale (12-18, 14-20, 15-22) chiuso agevolmente da Treviso: 19-25 (ultimi tre punti di Papi) e 1-2.
Per quel che si è visto, la gara è segnata. Se Treviso alza e tiene il ritmo (nemmeno troppo sostenuto) per Taranto non ce n'è. Solo quando è svogliata (e fallosa) la squadra di Bagnoli può andare sotto. L'errore del secondo set non è ripetuto nel quarto (a parte un piccolo blackout). Papi, Fei e Cisolla sono molto vicini nel rendimento a quelli del primo e terzo parziale. Così come, dall'altra parte, Granvorka si mantiene sugli standard (ma bassi) precedenti. All'inizio il francese si fa murare, poi si riscatta rendendo pan per focaccia, ma è la Sisley ad avere maggiore continuità. Si stacca (6-8, 7-9), concede a Taranto di restare aggrappato, ma mai di volare sulle ali dell'entusiasmo. Quando Granvorka segna il 9-9, Fei spegne gli ardori con un "murone", cui fa seguito un mani e fuori di Cisolla (9-11). La Prisma prova a mettere in difficoltà gli avversari con la battuta, ma dall'altra parte la ricezione regge. Sembra non riesca a piazzare il break decisivo. In realtà, Treviso gioca come fa il gatto col topo (certo, rischiando di farselo scappare…). Fei e Cisolla, a un certo punto, decidono che è il caso di accelerare. Arriva subito l'11-15, che sarà decisivo, nonostante un reiterato tentativo di recupero (16-17, 20-21, 21-22). Il set finisce 22-25. Si poteva far meglio, ma perdere (1-3) contro i campioni d'Europa non è una vergogna.
G. Flavio Campanella

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