Martedì 28 Gennaio 2020 | 17:21

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Calcio - Lippi, consigli a Cassano per il Mondiale

Deve regolarizzare la sua posizione con la Roma. Il ct: «Gli ho parlato per telefono. Non mi aspetto che vada in campo tutte le domeniche, neanche Del Piero ci va. Ma deve recuperare il clima della competizione». Il ct svela i suoi rimpianti: non essere andato oltre la terza media, la lacuna dell'inglese
ROMA - Cassano deve regolarizzare la sua posizione con la Roma per puntare al Mondiale; e quanto a lui, dopo aver chiesto consigli a Bearzot, sia che vinca sia che perde il Mondiale dopo scapperà qualche giorno in barca. E' un Marcello Lippi inaspettato quello che confessa i suoi sogni Mondiali, ma anche i risvolti più inediti della sua vita privata. Come il rimpianto per non essere andato oltre la terza media, la lacuna dell'inglese e il rapporto con la fede cattolica controverso. «Ho parlato con Cassano per telefono - ha rivelato Lippi - Gli ho consigliato di regolarizzare la sua posizione. Non mi aspetto che vada in campo tutte le domeniche, neanche Del Piero ci va. Ma deve recuperare il clima della competizione».
Poi il ct azzurro si è lasciato trasportare dai ricordi. «Il primo mondiale della mia memoria risale al '62, quando si giocò in Cile e avevo solo 14 anni. Immagini sfocate, in bianco e nero, la tristezza per un'uscita precoce. Quello più esaltante è naturalmente la finale vinta in Spagna nell'82, quando tutta Italia si riversò per le strade. Io no perché sono un freddo, le emozioni me le tengo dentro. Neanche dopo aver conquistato la coppa dei Campioni, o quella Intercontinentale, mi sono abbandonato agli schiamazzi. I trionfi mi piace festeggiarli da solo, nel salotto di casa, rivedendo in tv la cassetta della partita, avvolto dal fumo di un buon sigaro». E chissà se ci sarà un buon sigaro a profumare casa Lippi al ritorno dalla Germania.
Il primo mondiale da allenatore della nazionale ha un fascino particolare per il tecnico viareggino, da sempre affascinato da quella maglia azzurra che in gioventù aveva solo sfiorato ai tempi dell'under 23 allenata proprio da quell'Enzo Bearzot che trionfò in Spagna ed al quale Lippi non mancherà «di chiedere consigli, da qui a giugno». Il campionato del mondo «è la manifestazione più importante del pianeta. Una favola moderna da vivere minuto per minuto a prescindere dai risultati». La vittoria contro l'Olanda ha riportato prepotentemente l'Italia tra le grandi favorite della competizione. Ma per arrivare fino in fondo occorrerà avere tutti a disposizione ed evitare che si ripetano episodi come quello che portò Totti a compromettere l'europeo in Portogallo e la sua reputazione in campo internazionale. «Ho parlato con Francesco a lungo. Credo di avergli fatto capire che un campione del suo calibro non può permettersi certi gesti. Oggi con la paternità mi sembra definitivamente maturato».
Parla anche della sfera privata Marcello Lippi. Confessa il complesso per aver studiato solo fino alla terza media e l'imbarazzo di non conoscere l'inglese: «Quando sono all'estero, anche se c'è l'interprete, mi sento un escluso». Confida anche la sua fede politica: «Sono un socialista. Come lo era mio padre che faceva il pasticcere e odiava i padroni. Quando fui ingaggiato dagli Agnelli andai sulla sua tomba e dissi "Papà penso che oggi approveresti anche tu"» e l'amore incondizionato per la sua Viareggio, così discreta e rispettosa del suo ruolo tanto delicato. E la fede? «Sono cattolico, anche se non praticante. Ma con la Chiesa non vado troppo d'accordo».

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