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Annullamento condanna Gillet: ecco il perché

Per la Cassazione sono punibili penalmente anche gli atleti trovati positivi ai controlli antidoping prima del 27 novembre 2002, ossia prima dell'entrata in vigore del decreto ministeriale integrativo della normativa contro l'uso di «sostanze dopanti e metodi di doping vietati» varata con la legge del 2000
ROMA - Per la Cassazione sono punibili penalmente anche gli atleti trovati positivi ai controlli antidoping prima del 27 novembre 2002, ossia prima dell'entrata in vigore del decreto ministeriale integrativo della normativa contro l'uso di «sostanze dopanti e metodi di doping vietati» varata con la legge 376 del 2000. L'importante chiarimento è contenuto nelle motivazioni della sentenza 46764 - appena depositate - con le quali la Suprema Corte, lo scorso 4 novembre, ha deciso l'annullamento dell'assoluzione per il portiere belga del Bari, Jean Francois Gillet, trovato positivo al nandrolone il 21 gennaio 2001 prima della partita Bari-Reggina conclusasi 2 a 1.
Per dare una idea di quanto queste motivazioni fossero attese - sono circa una quindicina, nel solo mondo del calcio, i calciatori che rischiano il processo alla luce di questo orientamento giurisprudenziale - basti pensare che il procuratore di Torino Raffaele Guariniello ha atteso il loro deposito per chiudere l'inchiesta antidoping sull'olandese Edgar Davids. L'atleta - ora in forza all'Inter - era stato trovato positivo nel marzo del 2001, quando vestiva la maglia della Juventus contro l'Udinese.
Spiega la Cassazione che la data di entrata in vigore del decreto integrativo della legge antidoping - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 27 novembre 2002 - «non può condizionare l'operatività delle norme introduttive dei reati di doping» (legge 376/2000), in quanto le sostanze dopanti sono «gia state individuate mediante inclusione nella lista inserita nella legge di ratifica della Convenzione di Strasburgo, convalidata dalla legge 522/1995». Aggiunge la Suprema Corte che «tale soluzione non intacca il principio della riserva di legge, perché ancorata a parametri normativi espressamente richiamati dalla legge 376 in modo tale che al giudice non è attribuito alcun margine di discrezionalità per l'individuazione delle sostanze dopanti». Tali parametri normativi - rileva la magistratura di legittimità - sono rappresentati dalle indicazioni del "Comitato internazionale olimpico", dalla "Convenzione europea contro il doping nello sport" (del 16 novembre 1989) oltre che dalla già ricordata Convenzione di Strasburgo. E tutti sono inseriti nella legge antidoping 376 e dunque i giudici di merito possono agevolmente farvi riferimento. Anzi, d'ora in poi, non possono assolvere chi si dopava prima del 2002 facendo leva sulla mancanza del decreto integrativo.
Inoltre, la Cassazione ha stabilito che gli atleti, positivi ai controlli antidoping, sono punibili anche se la Commissione istituita con la legge 376 non ha ancora preparato l'elenco delle sostanze vietate. Questo perché «le fattispecie criminose di doping sportivo - dice la Terza sezione - sono configurabili sin dall'entrata in vigore della legge 522 del 1995, di ratifica della Convenzione di Strasburgo».
Questo verdetto della Suprema Corte si deve al ricorso del pubblico ministero di Bari, Ciro Angelillis, contro l'assoluzione di Gillet decisa dal Tribunale monocratico, rappresentato dal giudice Francesca Romana Pirrelli. A suo avviso quando il portiere del Bari fu trovato positivo (21 gennaio 2001), «il doping non era ancora reato in quanto pur essendo stata emanata la legge, non era però stato emesso il decreto integrativo». La Cassazione ha sconfessato questa tesi e ha dato ragione al pm: per il quale la legge antidoping era in vigore, con il suo sistema di sanzioni, anche senza il decreto.
Ora Gillet tornerà sul banco degli imputati. E non sarà il solo. Per il portiere del Bari, già numero uno della nazionale under 21 del Belgio, il pm aveva chiesto una condanna a due mesi di reclusione e 2.500 euro di multa.

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