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Calcio/Serie A - Il Lecce scivola contro la Juve

Decide Del Piero con un gol al 14': Zeman battuto. Gara giocata su un terreno di gioco al limite della praticabilità. I bianconeri mantengono sei punti di vantaggio sul Milan • I risultati della dodicesima giornata • Classifica • Cannonieri • Prossimo turno (dopo la sosta)
Lecce-JuventusLECCE-JUVENTUS 0-1 (0-1)

LECCE (4-3-3): Sicignano 6.5; Silvestri 5.5 (41' st Vucinic 6.5), Diamoutene 5.5, Stovini 6, Abruzzese 6 (41' st Eremenko sv); Giacomazzi 5.5, Ledesma 6.5, Dalla Bona 5.5; Cassetti 6, Bjelanovic 6, Bojinov 6. In panchina: Anania, Rullo, Paci, Pinardi, Babù. Allenatore: Zeman 6.
JUVENTUS (4-4-2): Buffon 7; Pessotto 6.5 (39' st Tudor sv), Thuram 6, Cannavaro 6.5, Zambrotta 6; Camoranesi 6.5, Emerson 6.5, Appiah 6, Olivera 6 (32' st Blasi 6); Del Piero 7 (14' st Kapo 6), Ibrahimovic 6.5. In panchina: Chimenti, Montero, Tacchinardi, Zalayeta. Allenatore: Capello 6.5.
ARBITRO: De Santis di Roma 6.
RETE: 14' pt Del Piero.
NOTE: Pomeriggio piovoso, terreno pesante e scivoloso. Spettatori: 35.000 circa. Ammoniti: Diamoutene, Ledesma, Pessotto, Thuram, Tudor, Sicignano. Angoli: 7-1 per il Lecce. Recuperi: 1' pt e 3' st.

LECCE - Uno scherzetto pensato e progettato da sei anni, Alex Del Piero avrebbe dato chissà cosa per battere una squadra di Zeman con un suo gol. Missione compiuta, vendetta consumata sei anni dopo quell'intervista in cui il boemo parlava di doping e faceva i nomi di Vialli e Del Piero ("ma non erano e non sono i giocatori ad avere colpe», ha dichiarato ieri). Lecce-Juve, o Zeman-Juve se preferite, finisce 1-0 per i bianconeri, a decidere come detto è Alex Del Piero, un giocatore che sembra ritrovato, che ha fatto un gran gol, ma che nella ripresa ha dovuto abbandonare il campo per infortunio.
La Juve ha meritato di vincere, ma il Lecce, che per una volta non è riuscito a segnare, si è confermato squadra tosta e difficile da superare, tanto più che le piccole modifiche di Zeman hanno certamente giovato agli equilibri tattici dei salentini. Dopo una settimana di interviste e prime pagine su tutti i giornali d'Italia, infatti, Zeman sceglie di affrontare la «grande nemica» modificando, per una volta, il suo Lecce.
Confermato il 4-3-3, ma gli esterni difensivi sono Silvestri e Abruzzese, due difensori puri e non due stantuffi come Rullo (in panchina) e Cassetti, quest'ultimo schierato a destra, nel tridente completato da Bjelanovic e Bojinov, per limitare le sortite offensive di Zambrotta. Capello, privo dello squalificato Nedved, dà fiducia ad Olivera, in mezzo Appiah affianca Emerson, Ibrahimovic e Del Piero sono le punte. Campo ai limiti della praticabilità, un peccato per una gara che prometteva spettacolo, di fronte l'atomico attacco zemaniano (24 gol, nessuna ha fatto meglio) contro la migliore difesa del campionato (solo 4 gol al passivo.
Nonostante l'infame terreno di gioco Lecce-Juve non tradisce le attese. Capello ha studiato bene i salentini e sa che il segreto per battere il Lecce sta nella tattica del fuorigioco dei giallorossi, basta eluderla per divertirsi. Ma questa volta Zeman non gioca con la difesa alta, il boemo ha arretrato il baricentro della sua squadra proprio per limitare i rischi. Ma quando di fronte hai gente come Ibrahimovic (immarcabile ma troppo solista) e Del Piero (motivatissimo e in palla) i rischi li corri lo stesso. Manca Nedved, ma Olivera riesce a non far sentire troppo la sua assenza. Emerson dirige le operazioni, contrasta e inventa ed è dal suo destro che partono le azioni più pericolose, compreso il gol di Del Piero che arriva al 14' su assist di Ibrahimovic.
Il Lecce gioca, come al solito, senza timori reverenziali, ma l'impressione è che paghi più della Juve, squadra certamente più muscolare di un Lecce che ha nella velocità e negli schemi offensivi le armi migliori. Ledesma, come sempre elegante e bravo a costruire gioco, prova più volte ad innescare l'ibrido (Cassetti non spinge come è solito fare quando gioca da terzino) tridente giallorosso, ma con Thuram e Cannavaro, oltre ad un Pessotto che sta vivendo una seconda giovinezza, è difficile trovare il varco giusto. E quando il Lecce (con Bjelanovic, Cassetti, Ledesma e Bojinov) riesce ad andare al tiro, Buffon si fa sempre trovare pronto. Il primo tempo si chiude con la Juve meritatamente in vantaggio (Ibrahimovic si divora due facili occasioni da gol), ma con il Lecce vivo e sempre in partita.
Nella ripresa nessun cambio, anche se Del Piero dopo 14' deve lasciare il campo per un problema muscolare. Il campo è pensate e la stanchezza comincia a farsi sentire, l'avvertono soprattutto i giovani di Zeman. Il Lecce continua a spingere, ma il ritmo dei salentini non può essere alto come al solito proprio a causa delle condizioni del terreno di gioco. La Juve ha spazio in contropiede, tanto più che al posto di Del Piero gioca il velocissimo Kapo. Azioni su azioni, le più pericolose le crea la Juve, ma al 44' Buffon si oppone da «Pallone d'Oro» al destro di Vucinic (forse Zeman avrebbe dovuto farlo entrare prima), è l'ultima emozione, vince la Juve, perde il Lecce, vince Del Piero, perde Zeman.

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