Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, ieri e l’altro ieri ha fatto tappa a Bari, per una serie di incontri e visite istituzionali. Dal CC Barion al nuovo centro federale di pesistica di Capurso, dove è stato accompagnato dal presidente nazionale Fipe, Alberto Miglietta, dal vice presidente e assessore allo Sport della Regione Puglia, Cristian Casilli e dal sindaco, Michele Laricchia, insieme al presidente regionale Coni Angelo Giliberto; Buonfiglio ha visitato anche la società ginnastica Angiulli, altro storico punto di riferimento per il movimento sportivo.
Buonfiglio ha tracciato una visione chiara e inclusiva del sistema sportivo italiano. Dalla valorizzazione del Sud al ruolo dello sport giovanile, fino alle priorità per il futuro, parlando della Puglia come esempio virtuoso di regione dove lo sport cresce e crea comunità.
Presidente Buonfiglio, Bari e la Puglia sono tappe importanti del suo tour: che segnale vuole dare al movimento sportivo del Sud con questa presenza?
«È una forma di riconoscimento e di gratificazione per ciò che la Puglia sta facendo per lo sport. Non parliamo solo di numeri legati ai praticanti, ma anche di risultati e qualità del lavoro svolto. Va sottolineato l’impegno del presidente regionale Angelo Giliberto, che grazie anche al supporto della Regione Puglia ha recentemente confermato la disponibilità ad accogliere il Trofeo Coni. È un segnale forte: il Sud c’è, è attivo e pronto a giocare un ruolo da protagonista».
Dunque, a ottobre per la prima volta la Puglia ospiterà il Trofeo Nazionale Coni, con circa 5.000 under 14 coinvolti in 42 discipline: che valore ha questo evento per il sistema sportivo italiano e cosa può rappresentare per il Sud?
«Il Trofeo Coni è la massima espressione dell’attività sportiva giovanile in Italia. Possiamo definirlo, senza esagerare, una sorta di “Olimpiade dei giovani italiani”. Coinvolge ragazzi tra gli 11 e i 14 anni e ogni anno si svolge in una regione diversa, e la Puglia ha tutte le caratteristiche per ospitarlo. Arriva in un momento straordinario per lo sport azzurro: stiamo vincendo in tante discipline, dagli sport invernali all’atletica indoor e al nuoto, dalla pallavolo al rugby, con risultati che rendono orgogliosi gli italiani. Eventi come questo servono anche ad alimentare questo entusiasmo, partendo proprio dalle nuove generazioni. Domani sarò a Bergamo per la nazionale di calcio e speriamo che anche lì arrivino i risultati che speriamo tutti».
Nel corso della sua visita è stato anche al centro tecnico federale di pesistica che sta nascendo a Capurso. Pensa che possa diventare un punto di riferimento nazionale? Quale ruolo immagina per questa struttura nel sistema sportivo italiano?
«Il centro, che è in fase avanzata di realizzazione, nasce da una sinergia tra amministrazione comunale e federazione su fondi Pnrr, con un investimento di circa 5 milioni di euro. È una struttura che ha tutte le potenzialità per diventare un centro di eccellenza. Non solo per la pesistica, ma come polo capace di aggregare più discipline nella Cittadella dello Sport di Capurso dove sono ubicati anche lo Stadio dell’Amicizia e il Pala Livatino. Parliamo di un territorio di circa 13 mila abitanti che può acquisire una centralità significativa anche a livello nazionale, ospitando manifestazioni e diventando un punto di riferimento. Ma un centro di eccellenza deve avere anche una funzione sociale: deve promuovere la pratica sportiva, soprattutto tra i giovani».
Quanto è strategico investire in discipline come la pesistica, spesso meno mediatiche ma con grande valore educativo?
«In Italia ci sono circa 14 milioni di praticanti e oltre 110 mila società sportive, un dato in controtendenza rispetto alla denatalità. Non dobbiamo lasciarci condizionare solo dalla visibilità mediatica: tutte le discipline hanno un valore, soprattutto educativo. Lo sport è uno strumento straordinario per contrastare fenomeni come l’abbandono scolastico, il bullismo, l’obesità e l’isolamento sociale. Se riuscissimo a creare un sistema più strutturato tra scuole e società sportive del territorio, potremmo addirittura raddoppiare il numero dei praticanti. È una sfida culturale prima ancora che sportiva».
Se dovesse indicare una priorità assoluta per lo sport italiano nei prossimi cinque anni?
«Ne posso indicare tre, non solo una. La prima: superare ogni divisione tra sport olimpico e paralimpico, dobbiamo considerare tutti gli atleti allo stesso modo. Sarebbe un enorme passo avanti culturale. La seconda: rafforzare la collaborazione tra Coni, Governo e Sport e Salute per investire nella realizzazione di impianti sportivi di prossimità: oggi una delle difficoltà maggiori per le famiglie è proprio accompagnare i ragazzi a praticare sport. Infine, la terza: sostenere sempre di più federazioni e discipline associate, perché le società sportive restano il vero presidio sul territorio, il cuore pulsante dello sport italiano».
















