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Conferma: Pantani fu ucciso dalla cocaina

Relazione finale sulle cause deldi cocaina di altissima qualità. L'ex corridore aveva un midollo osseo normale. «Questo significa - ha detto il perito Fortuni - che non possiamo dire che abbia assunto quantità importanti per un tempo lungo»
BOLOGNA - Il perito del caso Pantani, il medico legale professor Giuseppe Fortuni consegnerà mercoledì prossimo al Pm Paolo Gengarelli della procura di Rimini la relazione finale sulle cause del decesso che confermano come la causa fu l'assunzione di una dose di cocaina di altissima qualità, ad oltre il 70%, non tagliata male.
Nella sua relazione (230 pagine, comprensive di allegati e tabelle) il professor Fortuni ha risposte ai quesiti avanzati dal Pm e nelle conclusioni si ribadisce anche che si è trattato di una disgrazia. Non ci fu in altri termini nessuna intenzione di uccidersi da parte del Pirata mentre nel midollo osseo di Pantani - ha spiegato ancora il medico legale - non ci sono segni significativi di sostanze dopanti assunte in precedenza.
Il perito nel suo lavoro, durato alcuni mesi, ha dunque escluso l'ipotesi del suicidio così come ha escluso che farmaci antidepressivi, che Pantani assumeva, possano aver contribuito al decesso. «Pantani era in preda ad un delirium da cocaina; aveva in pratica perso il contatto con la realtà», ha spiegato il Professor Fortuni sintetizzando così una parte della lunga perizia che verrà consegnata mercoledì a mezzogiorno al Magistrato.
Quanto all'assenza di segni significativi di sostanze dopanti come l'eritropoietina che Pantani può aver assunto nel corso della sua carriera sportiva, il professor Fortuni ha sostenuto, rispondendo così ad un altro dei quesiti posti dal magistrato, che Pantani aveva un midollo osseo normale. «Questo significa - ha detto ancora Fortuni - che non possiamo dire che abbia assunto quantità importanti per un tempo lungo».

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