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L'Ue ammonisce: «Cambiate il decreto spalma-debiti»

Seconda fase della procedura: la Commissione europea ha chiesto formalmente all'Italia di modificarlo (consente alle squadre italiane di spalmare su dieci anni le perdite dovute alla svalutazione del parco giocatori) perché ritiene che la legge «violi le norme europee sulla contabilità»
BRUXELLES - La Commissione europea ha chiesto oggi formalmente all'Italia di modificare il cosiddetto «decreto salva-calcio» che consente alle squadre italiane di spalmare su dieci anni le perdite dovute alla svalutazione del parco giocatori.
La commissione, si legge in una nota diffusa oggi a Bruxelles, ritiene che la legge «violi le norme europee sulla contabilità in quanto il bilancio di un certo numero di club sportivi non dà una immagine veritiera e corretta». La decisione della Commissione, nota da tempo, si traduce in parere motivato, secondo passo nella procedura di infrazione prevista nei confronti dei paesi sospettati di avere violato le norme comunitarie. A meno di una risposta soddisfacente «entro due mesi» la Commissione potrebbe ricorrere alla Corte di Giustizia europea, conclude l'eurogoverno.
L'apertura della seconda fase della procedura di infrazione è un atto dovuto vista l'indisponibilità dell'Italia a modificare il decreto ed era nota da tempo. Si tratta dell'indagine avviata dal commissario Ue per il mercato interno Frits Bolkestein, relativamente alla compatibilità del decreto con le norme europee in materia di diritto societario.
L'altra indagine, avviata lo scorso novembre dal commissario per la concorrenza Mario Monti su sospetta incompatibilità con le norme sugli aiuti di stato, è stata invece archiviata dopo che il governo italiano ha accettato di «sterilizzare» gli effetti fiscali del provvedimento sui club di calcio.
E' tuttavia dubbio quali effetti possa avere un'eventuale condanna da parte della Corte di giustizia dell'Ue nel caso in cui la Commissione decida di ricorrervi. Interrogato in merito, il portavoce di Bolkestein si è limitato a rispondere: «Il primo effetto diretto di una sentenza della Corte sarebbe quello di dichiarare la legge illegale. Per quanto riguarda gli effetti commerciali un club europeo che si ritenesse danneggiato dal decreto italiano potrebbe chiedere il risarcimento danni di fronte ad un tribunale italiano». Ma questo, ha aggiunto, «è solo un caso ipotetico».
Nonostante secondo fonti concordanti un eventuale giudizio negativo della Corte nei confronti dell'Italia non avrebbe comunque conseguenze per i club italiani se non quello di proibire provvedimenti analoghi per il futuro (il decreto è valido solo per la stagione 2002-2003), la Commissione, si legge in un comunicato, «osserva che il provvedimento continua ad avere effetti sulla contabilità delle società sportive e che le autorità italiane non hanno preso sinora nessun provvedimento per far cessare tali effetti». Allo stato dei fatti, conclude la nota, «il decreto continua a configurarsi come infrazione delle direttive contabili Ue».

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