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Quattro arresti per la morte di Pantani

Fabio Carlino, Fabio Miradossa, Ciro Veneruso e la russa Elena Korovina gli avrebbero venduto la cocaina, il cui consumo eccessivo provocò la morte del ciclista il 14 febbraio scorso a Rimini. Nell'inchiesta vi sono inoltre altre persone indagate in stato di libertà
ROMA - Quattro persone, Fabio Carlino, Fabio Miradossa, Ciro Veneruso e la russa Elena Korovina sono state arrestate dalla Squadra Mobile della Questura di Rimini con l'accusa di aver venduto cocaina a Marco Pantani, morto il 14 febbraio scorso per arresto cardiocircolatorio in seguito a un edema polmonare. Nell'inchiesta vi sono inoltre altre persone indagate in stato di libertà.
Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal gip Lorena Mussoni, su richiesta del Pm Paolo Gengarelli.
Le indagini, avviate subito dopo la morte del Pirata, avvenuta nel giorno di San Valentino nella sua stanza al residence-hotel Le Rose, avevano già portato circa un paio di mesi fa all'iscrizione di una persona nel registro degli indagati con le accuse di spaccio e di morte come conseguenza di un altro reato, ma altri pusher erano finiti nel mirino degli investigatori.
Condotta nel massimo riserbo, l'inchiesta coordinata dal pm inquirente cercava risposte anche tra le schede telefoniche trovate a Pantani e tra le chiamate fatte dal campione con il telefono fisso della stanza dell'hotel, dove aveva preso alloggio cinque giorni prima della morte.
Il dramma di Marco Pantani si consumò tra le 11 del mattino, quando il Pirata impedì in malo modo alla cameriera di entrare per riassettare la stanza e poi chiamò indispettito la reception, e le 20:30, quando il corpo fu trovato da uno dei portieri del residence, che non ricevendo risposte decise di salire nella sua camera con la scusa di dovergli portare asciugamani puliti. In quel lasso di tempo, secondo quanto accertato dal professor Giuseppe Fortuni, dell'università di Bologna, il campione di Cesenatico assunse una dose tale di cocaina da provocare la morte per edema cerebrale e polmonare. Droga di cui Pantani da diverso tempo faceva uso, sniffando o fumando quantitativi definiti "inimmaginabili".
Nelle conclusioni di Fortuni non si è fatta menzione ad una concausa con i farmaci antidepressivi da tempo assunti dal vincitore di Giro e Tour sotto stretto controllo medico. Cocaina praticamente pura quella di cui faceva uso e che con l'andare del tempo ha sfiancato un fisico da atleta, come confermato dalle analisi sulla "riga" di polvere bianca trovata sul comodino del miniappartamento del residence riminese.
I risultati della perizia - si disse un paio di mesi fa - avrebbero aggravato la posizione dello spacciatore: un eventuale decesso provocato da un cocktail farmaci-droga poteva essere considerato dalla Procura come un'attenuante delle sue responsabilità. Le conclusioni di Fortuni hanno detto invece che quella partita di 'nevè, probabilmente acquistata in Riviera con parte dei 20 mila euro prelevati da Pantani e di cui non si era più trovata traccia, è stata la fine del "Pirata".

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