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L'INTERVISTA

Di Gennaro: «Gran Milan. Juve delusione Inzaghi da Inter? Sì»

Di Gennaro:  «Gran  Milan. Juve delusione Inzaghi  da Inter? Sì»

Antonio Di Gennaro, ora commentatore tv

L'ex calciatore del Bari e scudettato col Verona: «Bravo mister Nicola per la salvezza a Salerno. Qui al San Nicola fu trattato male»

25 Maggio 2022

Fabrizio Nitti

Antonio Di Gennaro, la A è in archivio. Verdetto giusto?

«Alla fine sì. L’Inter si è smarrita dopo aver perso il derby. Il Milan è stato più costante soprattutto in fase difensiva, come confermano i 31 gol subiti, miglior difesa assieme al Napoli. E nell’ultimo mese di campionato, i rossoneri hanno vinto contro squadre forti, mi tornano in mente il Verona e la Fiorentina. Al di là degli episodi, il Milan è stato più continuo. Ed è un successo che arriva da lontano, frutto di due anni di duro lavoro, partito in piena pandemia. Deve essere un esempio. Si parlava tanto di Ragnik, invece dopo la bruciante sconfitta di Bergamo del campionato scorso, la società rinnovò la fiducia al gruppo di lavoro che ha poi vinto lo scudetto, da Maldini a Massara, fino a Pioli ed all’arrivo di Ibra. Sintonia e sinergia totali, i risultati si sono visti. Giovani giocatori di talento, qualcuno anche non conosciutissimo. Fantastici Tomori, Hernandez, Leao. Kalulu una sorpresa, la crescita di Tonali... E sembrava che senza Donnarumma non si potesse più giocare a pallone, invece il portiere francese Maignan ha dato spettacolo. L’Inter aveva un organico superiore, individualmente. L’errore di Bologna certo pesa, ma il discorso non può rovesciarsi soltanto su Radu, sarebbe riduttivo. Restano le due Coppe vinte».

È già successo quest’anno. Festeggiamenti oltre il buon gusto?

«Vero, è accaduto anche in altre circostanze. Gli sfottò vanno bene,
ma il buon gusto deve restare sempre. Si deve esultare restando nei canoni giusti. I calciatori devono rimanere sempre tranquilli e rispettosi, anche nei festeggiamenti».

Quanto Pioli c’è nello scudetto rossonero?

«Tanto. Ho giocato con Stefano nel mio ultimo anno veronese. Una persona a modo. Ha fatto benissimo anche da altre parti, ma qui in Italia chi non vince è etichettato come perdente. Ma che discorso è? È un brutto aggettivo. Anche nella vita sono più le sconfitte che le vittorie, ma non significa essere perdenti. È un grande tecnico, il fatto che abbia vinto a 57 anni significa poco. Nessuno gestisce il gruppo come lui. A Firenze, quando accadde la tragedia di Astori, ebbe un ruolo determinante nel tenere uniti tutti. E poi si è molto aggiornato. Il suo 4-2-3-1 ha dato vita a situazioni tattiche diverse nel corso della stagione».

Ma Inzaghi è da Inter?

«Per me sì, è il profilo giusto, ha anche offerto un bel calcio. Una annata positiva, non straordinaria. Subentrare a Conte non è mai facile. Il momento cruciale è stato il derby perso. Manca lo scudetto, ma la tifoseria interista mi pare sia con lui».

A proposito, Conte in Champions con il Tottenham...

«Conte ormai è fra i più bravi al mondo, impone la sua capacità e la sua leadership. Non era semplice al Tottenham. Si è anche messo in discussione quando le cose non andavano bene. Poi è ripartito ed è arrivato in Champions. Traguardo primario per i grandi club».

La squadra che più ha deluso e perché.
«La Juve, in effetti. Posto che la qualificazione in Champions è indispensabile, resta una delusione nella proposta di gioco e nei risultati. Deve ripartire su basi diverse».

Venezia, Genoa e Cagliari in B. Sentenza giusta?

«Tre squadre in difficoltà continua. E resta il miracolo della Salernitana».

Cagliari grande delusione. Quando si cambiano tre tecnici, la colpa è solo dei tecnici?

«No. Ma mi pare che gli stessi dirigenti di Genoa e Cagliari abbiano detto che le responsabilità sono da suddividere».

Perché Nicola riesce nelle imprese disperate ma non ingrana quando dovrebbe compiere il salto di qualità?

«Intanto bisognerebbe lasciarlo provare, capire cosa significa compiere il salto di qualità. Comunque, nelle imprese difficili, trova motivazioni particolari. Ha formato un gruppo solido nel giro di poche partite, quando lui è arrivato lì, i granata erano praticamente in B. Il ds ha preso una serie di buoni giocatori, la proprietà è forte. Salvezza meritata. Anche se arrivata dopo la partita più brutta. Ecco, il calcio è così: puoi parlare, preparare partite, impazzire. Poi c’è il campo, ci sono i giocatori che risolvono situazioni oppure no».

Perché Nicola non ha funzionato a Bari?

«Fu esonerato quando era terzo, o quarto... Non giocava bene, ma non vuol dire nulla. Quell’anno, a parere mio, non era sostenuto a dovere. Ci fu una campagna contro di lui durante il campionato».

La prossima A. Il Lecce a cosa va incontro?
«Il Lecce è organizzato. Le prime mosse: il rinnovo di Corvino e l’arrivo di Mencucci. Un messaggio che si investe e si va avanti. Punteranno alla salvezza, ma hanno una precisa identità e sanno fare calcio».

La prossima B è un terno al lotto...

«Sarà una grande B e se sale il Monza lo sarà ancora di più. Grandi piazze, grandi città. Il Bari saprà farsi trovare pronto».

Chi vince la Conference e chi la Champions?

«La Roma, mi auguro la Roma. Mourinho può piacere o meno, ma ha riportato 80 mila all’Olimpico. Sesto posto e Conference, un piccolo capolavoro. Personaggi come lui servono. Ancelotti è italiano, un amico. Ma Klopp è il mio idolo...».

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