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Cittadella e Bari
incrocio di cuore

Meggiorini: «Che ricordi! Sì, tifo biancorosso»

Cittadella e Bari incrocio di cuore

di Davide Lattanzi

BARI - È esploso nel Cittadella e si è consacrato nel Bari. Soprattutto, Riccardo Meggiorini, è molto amato in entrambe le piazze che domani si sfideranno nel turno preliminare dei playoff. Una gara da sentimenti forti per il 32enne di Isola della Scala. Cresciuto a suon di reti nella primavera dell’Inter, Meggiorini è poi andato a farsi le ossa in C1 a Spezia e Pavia. Ma i primi gol nel calcio che conta sono arrivati a Cittadella: tre il primo anno, cinque il secondo, 15 il terzo in C1, addirittura 18 al primo anno di B. Un exploit che gli è valso il passaporto per la serie A: lo acquistò il Genoa rilevandolo dall’Inter nell’ambito dell’operazione che portò in nerazzurro Thiago Motta e Milito, ma dai liguri fu girato direttamente al Bari, in comproprietà. In biancorosso giocò 31 gare, con 5 gol ed un rendimento sempre positivo: la società pugliese avrebbe voluto tenerlo, ma lo perse per una manciata di euro alle buste. Così la sua carriera proseguì tra Bologna, Novara, Torino per poi approdare al Chievo, il club in cui milita da ormai quattro stagioni. «Ma senza Cittadella e Bari non sarei qui», afferma Riccardo. Che apre, così, il suo libro di ricordi.

Meggiorini, le due squadre che hanno propiziato la sua affermazione nel grande calcio si scontrano domani: che cosa prova?

«Devo tantissimo ad entrambe. Il Cittadella mi prese ad appena 19 anni, mi ha allevato ed aspettato fin quando non sono riuscito a ripagare con i gol la fiducia. Il Bari ha scommesso su di me in A: ho trascorso un solo anno in biancorosso. Sufficiente, però, a farmi entrare la città e la sua gente nel cuore. Ho tantissimi amici in Puglia e mi informo sempre sulle vicende dei galletti. Per me è rimasta “la Bari” e tiferò sempre per quei colori».

Come è stato il passaggio da Cittadella a Bari?

«Traumatico, all’inizio. Sono un timido: mi sono trovato da un ambiente familiare ad una piazza che vive di calcio. I risultati di quella stagione (decimo posto, 50 punti conquistati, ndc) contribuirono a fare del Bari un fenomeno di massa. Il San Nicola era sempre pieno: abbiamo davvero creduto di sbarcare in Europa. Sarei rimasto volentieri, ma per pochi spiccioli il Genoa la spuntò alle buste».

Come vede il confronto di domani?

«Il Cittadella non è più un “miracolo”, bensì una realtà consolidata. Non hanno nulla da perdere: sul piano mentale è un bel vantaggio. Il Bari è superiore sul piano tecnico, ma giocare con un solo risultato a disposizione non è semplice. Tuttavia, per i galletti è un’occasione da prendere al volo: una realtà di tali dimensioni manca al calcio italiano, anche se per radicarsi in serie A occorre tanta programmazione».

Ha mai pensato, un giorno, di tornare a vestire una delle due maglie?

«In generale avrei detto di sì, ma oggi sono al Chievo, a casa mia, in una dimensione perfetta. Non potrei chiedere di meglio. Mi piacerebbe solo avere la salute per chiudere bene la mia carriera: quest’anno sono stato condizionato da un grave infortunio ed una serie di intoppi. Non vedo l’ora di ripartire e mettermi alle spalle la sfortuna».

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