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di DAVIDE LATTANZI
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di DAVIDE LATTANZI

BARI - Ormai lui e Bari sono una cosa sola. La città di San Nicola è entrata nelle vene e nel cuore di Marino Defendi. Il centrocampista biancorosso è stato ieri il protagonista della videochat andata in onda sul sito www.gazzettamezzogiorno.it. Una lunga chiacchierata nella quale il calcio è passato quasi da elemento accessorio. Famiglia, hobby, passioni, gusti gastronomici: gli utenti che hanno interagito con il 30enne bergamasco sulla pagina facebook della Gazzetta si sono sbizzarriti nelle più svariate curiosità. D’altra parte, Defendi è stato ormai adottato dai baresi. Per molti è rimasto «il capitano»: un retaggio della «meravigliosa stagione fallimentare» nella quale era lui il titolare dei «gradi».

«Ringrazio i tifosi per le tante dimostrazioni d’affetto - premette Defendi -, ma la “fascia” ora è sul braccio di Contini e va benissimo così perché Matteo è un calciatore che ha grande carisma ed esperienza ». Eppure la «cabala» è inequivocabile: i tre successi finora ottenuti in campionato sono arrivati con Defendi capitano che, due settimane fa contro l’Avellino, ha anche ritrovato la via del gol: contro il Lanciano, però, Contini dovrebbe riprendersi la fascia. «Facciamo così: domenica segno contro gli abruzzesi, così sfatiamo subito il mito», scherza Marino. «In fondo li ho già colpiti nel famoso 4-3 di due anni fa. Che partita! Stavamo giocando alla grande, eppure nel primo tempo ci siamo ritrovati sotto di due reti. Nello spogliatoio avevamo provato a caricarci per la rimonta ed invece ad inizio ripresa, segnarono il terzo gol. In quindici minuti ribaltammo il risultato. Persino mister Vincenzo Torrente non resistette e si abbandonò ad una corsa liberatoria. Ho un bellissimo ricordo del tecnico campano, il primo ad impostarmi da mezzala, ovvero il ruolo che prediligo, sebbene riesca ad adattarmi pure in altre posizioni. Gli auguro il meglio con la Salernitana, ad eccezione della sfida del 6 novembre, quando arriveranno a Bari».

Giunto alla quinta stagione in biancorosso, il jolly racconta come è cresciuto il suo rapporto con Bari. «Mi sono trovato bene fin dal primo giorno - dichiara Defendi - e ormai non ho dubbi: Bari sarà la mia città, anche quando smetterò di giocare. Chissà, forse sono un bergamasco atipico, ma amo il mare: la pesca è il mio passatempo prediletto. La cucina è fantastica: mangio il pesce in tutti i modi, anche crudo. E adoro i panzerotti. Ai fornelli, la “titolare” è mia moglie, ma nell’emergenza so arrangiarmi.
Sul piano professionale, Bari è una piazza fantastica: passionale e stimolante. Non bisogna meravigliarsi degli sbalzi d’umore a seconda dei periodi positivi o negativi: accadono dovunque. Il mio sogno è chiudere la carriera in biancorosso. Ovviamente raggiungendo un traguardo che inseguo per la quinta volta...».

Passata la bufera, racconta i periodi più difficili, durante la crisi societaria, le penalità in serie, l’incertezza: «Sembrerà paradossale - ricorda -, ma forse noi calciatori siamo stati la componente del pianeta Bari che ha meno risentito di tanti problemi. Abbiamo avuto la fortuna di avere sempre l’appoggio della dirigenza e degli allenatori che ci hanno guidato. Si era creata un’em - patia incredibile nel nostro gruppo: vedersi al campo per lavorare insieme era diventato puro divertimento. Anche il gruppo di quest’anno si sta cementando in maniera positiva: ci sono ragazzi seri e determinati a lottare fino allo spasimo gara per gara. E poi mister Nicola è una persona dai grandi valori: lui ed il suo staff si dedicano alla squadra con ogni energia: danno davvero l’anima per la loro professione».

Molte domande sul figlioletto Kevin, al quale Marino è legatissimo. «Ormai è un vero tifoso del Bari - dice Defendi - il suo nome è ispirato al motociclista statunitense Kevin Schwantz, il mio idolo. Il motociclismo ha rappresentato il primo amore, la passione per il calcio me l’ha passata mia sorella maggiore. Da bambino, anch’io vedevo sempre il cartone animato Holly e Benji: i miei personaggi preferiti erano il centravanti Mark Lenders e l’acrobatico portiere Ed Warner».
L’ultimo pensiero è per il suo obiettivo personale. «Ho 30 anni ed in A ho giocato poco. Beh, mi piacerebbe dimostrare che sul palcoscenico più prestigioso posso recitare anch’io. Ovviamente con la maglia biancorossa sulle spalle. Perché con un’altra squadra non riesco proprio a vedermi».

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