L'intervista

«Ottanta voglia di stare con voi»: compleanno speciale per Enrico Montesano sui palchi di Puglia

Bianca Chiriatti

Domani 22 febbraio al Palatour di Bitritto, poi Taranto, Foggia e Lavello (Pz) con uno spettacolo tra memoria e attualità tra personaggi indimenticabili, monologhi, musica e riflessioni sulla società

Ottant’anni e non sentirli. Con l’energia, l’ironia e la lucidità di sempre, Enrico Montesano arriva in Puglia con «Ottanta voglia di stare con voi», spettacolo-evento con cui celebra l'80esimo compleanno e rinnova lo storico legame con il pubblico. Prima tappa pugliese domani 22 febbraio alle 18 al Palatour di Bitritto (Ba), seguita dagli appuntamenti del 7 marzo al Teatro Orfeo di Taranto, dell’8 marzo al Teatro del Fuoco di Foggia e del 27 marzo al Teatro San Mauro di Lavello (Pz), nella vicina Basilicata. Un viaggio tra memoria e attualità, tra passato e presente, in cui Montesano ripercorre i cambiamenti sociali e culturali dal dopoguerra a oggi con uno sguardo acuto, critico e profondamente umano.

Montesano, torna in Puglia per diversi appuntamenti, è una regione in cui viene volentieri?

«È sempre piacevole, è bellissima. Anzi, adesso sta andando tanto di moda e la stanno affollando in maniera quasi indecorosa, speriamo non la distruggano. Ricordo tante cose, sarà la prima volta a Foggia, invece di Bari ho memoria del Teatro Petruzzelli prima dell’incendio, ci ho lavorato due o tre volte. Nel Salento poi c'è un paese che si chiama Montesano: un mio avo veniva da lì, ho fatto delle ricerche, un ramo della famiglia Montesano partiva dalla Puglia nell'800».

Questo spettacolo è una festa, 80 anni e tanta carriera. Cosa ci farà vedere sul palco?

«Dice bene, è un incontro tra un attore - che spero sia stato un protagonista positivo di quasi cinquant’anni di storia - e il pubblico. È un incontro quasi amicale, colloquiale. Racconto la mia storia, che coincide con la nostra storia, quella del Paese. Faccio anche qualche battuta: mi sono sposato il giorno dello sbarco sulla Luna, e quando mi sono operato d’ernia è caduto il pentapartito. O forse Mani Pulite corrispondeva con il mio dente del giudizio. Insomma, sempre cose dolorose».

Come vede oggi il pubblico italiano che va a teatro?

«Ha dai quarant’anni in su. Mi dicono: “Ero ragazzino e vedevo i tuoi film, papà mi ha portato a vedere Se il tempo fosse un gambero, Beati voi!, Bravo!…”. Chi ha visto Bravo! oggi ha cinquant’anni. È un pubblico adulto, affermato, che fa i conti con le difficoltà economiche. Il divertimento e l’evasione vengono dopo le necessità. Se i figli vogliono andare al concerto del cantante preferito, magari si privilegia quello. Però è sempre bellissimo trovarci sopra e sotto il palco».

Dopo tanti anni, dove si trovano la motivazione e l’entusiasmo per continuare?

«Nel piacere e nel desiderio di comunicare con le persone. Non essere “connessi”, ma comunicare direttamente: il rito collettivo, respirare la stessa aria, stare insieme. Dialogare, stimolare, informare, ma soprattutto divertire è il mio compito».

Guardando al futuro, suo e del teatro, che cosa immagina?

«Il teatro sopravviverà a tutte le innovazioni tecnologiche. La tecnica oggi ci sovrasta, ma cambiano le abitudini eppure non cambia l’uomo. Il teatro, pur attraversando crisi, rimarrà, perché la gente avrà sempre bisogno di incontrarsi».

Un bel messaggio.

«Sì. E usiamo l’intelligenza naturale»

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