Palcoscenico
Sette re, una Roma intera e un solo attore: Enrico Brignano si moltiplica sul palco del TeatroTeam tra mito, ironia e riflessioni
Da stasera quattro date a Bari: «Uno spettacolo che è un tour de force, passo da un personaggio all’altro cantando, recitando e cambiando registro». Un ritorno a vivere fra tradizione, risate e quella «paura buona» che rende il teatro ancora necessario
In scena interpreta ben undici personaggi, dai sovrani mitici ad altre figure simboliche: «Un vero tour de force, passo da uno all’altro cantando, recitando e cambiando registro. È un lavoro di resistenza fisica e mentale, ma anche di equilibrio per far convivere ironia e riflessione senza perdere il filo del racconto». Così Enrico Brignano racconta «I 7 Re di Roma», in scena da stasera, giovedì 15, a domenica 18 gennaio al TeatroTeam. Oggi, domani e sabato, le repliche inizieranno alle 20.30, mentre domenica 18 l'appuntamento è alle 16.30 (biglietti su TicketOne). Uno spettacolo che segue la grande tradizione targata Garinei e Giovannini e che già nella scorsa stagione ha avuto uno straordinario successo. Brignano, infatti, ripropone il classico cercando un equilibrio fra tradizione e tempi moderni, affiancato da Simone Mori nel ruolo di Giano, un po' Dio e un po' narratore, e da una compagnia giovane e brillante, per mostrare che in fondo, per quanto i tempi cambino, la natura dell’uomo resta sempre la stessa e, a distanza di secoli, ciò che persegue è ancora l’ideale di libertà che rende una vita degna di essere vissuta.
Qual è la chiave di lettura che ha scelto per questo adattamento?
«Raccontare certamente la nascita di Roma, ma anche la genesi di certi comportamenti umani che attraversano i secoli: la sete di potere, la ricerca di equilibrio, la paura di cambiare. È una storia antica, ma parla ancora di noi: la storia serve a capire il presente. Non mi interessava fare una lezione, ma un racconto che avesse ritmo, ironia e spunti di riflessione. E poi è il mio spettacolo del cuore. Una sfida artistica enorme, un omaggio ai miei maestri e al teatro che amo. L’anno scorso sentivo molto la presenza di Gigi Proietti, nella sua assenza. Ora la paura è un po’ meno, ma resta la gratitudine per lui e per chi ha creduto in questo progetto».
C’è uno dei sette re a cui si sente più legato?
«Numa Pompilio. Era il secondo re di Roma, il più pacifico, quello che cercava armonia. Governò per quarantadue anni senza guerre. È una figura che oggi mi sembra necessaria, perché rappresenta la misura e la ragione».
Nella sua carriera alterna comicità, teatro, televisione. Cosa la tiene legato al palcoscenico?
«Il teatro è il luogo dove puoi sbagliare e ricominciare subito. Dove l’applauso non è un algoritmo ma un respiro simultaneo con il pubblico. Dopo tanti anni, continuo a salirci con rispetto e con la stessa paura buona di sempre».
In una frase, perché il pubblico dovrebbe venire a vedere «I 7 Re di Roma»?
«Perché è un viaggio tra mito, umanità e ironia. È uno spettacolo che parla del potere, delle scelte e delle fragilità, ma anche della capacità di ridere di noi stessi».