Netflix
Scontri con i No Tav e disordini in piazza nella serie «A.C.A.B.»
A quindici anni dall’uscita del libro di Carlo Bonini e 13 anni dopo il film diretto da Stefano Sollima, A.C.A.B. diventa una serie e approda su Netflix da oggi. Sei episodi in tutto, prodotti da Cattleya e diretti da Michele Alhaique, con il ritorno di Marco Giallini nei panni di Mazinga che gli valse un Nastro d’Argento, accanto ad Adriano Giannini (Michele Nobili), Valentina Bellè (Marta Sarri), Pierluigi Gigante (Salvatore Lovato) e Fabrizio Nardi (Pietro Fura).
Usciti dall’indagine e dalle pagine di «Repubblica» del giornalista Carlo Bonini, i celerini di ACAB (All Cops Are Bastards, «tutti i poliziotti sono bastardi») sono una massa incandescente di energia umana, un corpo di solitudine incapace di gestire nel pubblico come nel privato un rapporto non autoritario con l’altro. Dal film A.C.A.B. che aprì la «trilogia della Roma criminale» a cui seguirono le pellicole Suburra (2015) e Adagio, emerge un’opera seriale che oggi trova luce su Netflix.
La trama è militarmente lampante: una notte di feroci scontri in Val di Susa. Una squadra del Reparto Mobile di Roma resta orfana del suo capo, che rimane gravemente ferito. Quella di Mazinga (Marco Giallini), Marta (Valentina Bellè) e Salvatore (Pierluigi Gigante), però, non è una squadra come le altre, è Roma, che ai disordini ha imparato ad opporre metodi al limite e un affiatamento da tribù, quasi da famiglia. Con questa dovrà fare i conti il nuovo comandante Michele (Adriano Giannini), figlio invece della polizia riformista.
Come se non bastasse il caos che investe la nuova formazione nel momento di massima fragilità interna, si aggiunge quello dato da una nuova ondata di malcontento della gente verso le istituzioni.