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«Ottant’anni? Il meglio deve ancora venire», buon compleanno a Michele Mirabella

«Ottant’anni? Il meglio deve ancora venire», buon compleanno a Michele Mirabella

«Ottant’anni? Il meglio deve ancora venire», buon compleanno a Michele Mirabella

 
Pasquale Bellini

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Pasquale Bellini

«Ottant’anni? Il meglio deve ancora venire», buon compleanno a Michele Mirabella

Spegne le candeline e pensa alla sua Puglia. I teatri di Bari nel cuore

Venerdì 07 Luglio 2023, 10:54

«Non ho l’età!» dichiara timido Michele Mirabella (oggi è il suo ottantesimo compleanno) quando gli chiediamo un bilancio della sua importante carriera artistica.

Suvvia Mirabella, il 7 luglio lei compie 80 anni, sì o no? Ebbene sì. E allora è obbligatoria una riflessione, un bilancio, una frase, un rigo appena.

«In quanto nato nel ‘43, tempo di guerra, mi avvalgo della facoltà di rispondere a scoppi e illuminazioni, da eterno sfollato, esule e profugo: dalla nativa Bitonto, dalla Bari degli studi e dei primi cimenti col teatro e con la regia, dalla Roma della radio e della televisione e del cinema. Una carriera mica male, lei dice? Forse, non dico di no. Finora me la sono cavata. Poi vedremo, forse il meglio deve ancora venire».

Beh, quando c’è la salute! A proposito di salute, quella sua trasmissione Elisir su Raitre, ormai ha una longevità pluriennale. Contento della notorietà televisiva?

«Sì e no. Sì in quanto un format che resiste da ventisette anni, dal 1996, vuol dire pur qualcosa, anche per il bravo presentatore; no, in quanto annoto qualche ombra, perché l’assidua presenza in studio (quasi giornaliera, quando Elisir va in onda, anno prossimo compreso) un tantino intralcia la mia vera passione professionale, quella del teatro, della regia e della messinscena. Ma via, sono sempre riuscito a districarmi nei calendari e palinsesti. Regie, messinscene, sì che ne ho fatte! Glissons! Oblio, oblio!».

Direi di no, Mirabella. Quali regie, quali teatri restano centrali nella sua memoria?

«Fra centro e periferia, e beninteso per me il centro resta fra Bitonto, Bari e la Puglia, la periferia è il resto del mondo Roma compresa, i miei teatri “centrali” restano qui a Bari: sono il Petruzzelli e il Piccinni. Al Petruzzelli ricordo le mie messinscene dopo la riapertura nel 2009, da Il Barbiere di Siviglia di Rossini alla Tosca e al Tabarro di Puccini, da L’elisir d’amore di Donizetti alla Cavalleria rusticana di Mascagni. Certo ho messo su spettacoli a Roma, Milano, Cagliari, Siracusa, Trieste, Catania, ecc. Ma i teatri nostri sono un’altra cosa. Il Piccinni, per dire, dove andarono in scena quelle regie con il Cut/Bari negli anni ‘60, Brecht de L’eccezione e la regola, Buchner di Leonzio e Lena, gli Shakespeare rivisitati di Romeo e Giulietta e di Giulio Cesare, Notte di guerra al Museo del Prado di Alberti. Nomi di colleghi e compagni d’avventura indimenticabili, tutti presenti e sempre, come Egidio Pani, Maurizio Micheli, Gianni e Vito Attolini, Agnese Patarino, Pino Micol, Giorgio Aldini, Franco Damascelli, Walter Pagliaro, Piero Luisi. Fra loro anche un Bellini, forse suo parente. Nel Piccinni io mi intrufolavo a spiare, nascosto in un palco, il grande Eduardo che provava i suoi lavori quando debuttava a Bari. Un Teatro Piccinni per altro molto ben restaurato e riaperto al pubblico cittadino. L’ho verificato giorni fa, in una manifestazione civica tenutasi giusto al Piccinni. Un gran bel teatro. Che peccato!»

Perché dice «che peccato», Mirabella?

«Perché il Comunale Piccinni sarebbe la sede ideale (con la sua tradizione secolare, con Viviani e i De Filippo, con Carmelo Bene, Gassman, Randone, Melato, Proclemer, Fo, i Giuffré e tutta la gloria che ha dietro le spalle) per essere sede istituzionale di un possibile Teatro Nazionale (prima si chiamava Teatro Stabile) che gli enti locali come il Comune di Bari e la Regione Puglia potrebbero/dovrebbero una buona volta istituire. Affiancandolo così al Teatro Petruzzelli, che è un Ente Lirico riconosciuto e acclarato, nel settore della prosa. Così accade a Roma, Milano, Napoli, Palermo, Catania, Torino, Firenze, Trieste, ecc. Perché non anche a Bari e in Puglia?».

Forse non è un problema di volontà politica, piuttosto è un problema finanziario...

«Direi che è un problema di scarsa sensibilità politico-culturale. Ma via, noialtri ottuagenari abbiamo pelle dura, duratura memoria e, perché no? tenaci speranze per le fortune del teatro e dello spettacolo in Puglia. Un teatro cui faccio io tanti auguri!».

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