Martedì 20 Novembre 2018 | 06:18

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Un'occasione per aprire il dialogo con l'Islam

Un'occasione per aprire il dialogo con l'Islam
ROMA - Un Giubileo aperto anche all’Islam: è il desiderio di Papa Francesco, che fa del dialogo una cifra fondamentale del suo pontificato. E recentemente anche il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha messo in evidenza come la misericordia, valore fondamentale non solo per il cristianesimo ma anche per l’islam, potrà in questo Anno Santo favorire l’incontro. Un appello che viene accolto già da oggi. «Una delegazione dell’Ucoii, l’Unione delle Comunità Islamiche italiane, sarà in piazza San Pietro. È un gesto di condivisione di questo grande evento e della misericordia che unisce tutta l’umanità, per essere insieme contro la paura», annuncia il presidente Izzeddin Elzir. Le Comunità del Mondo Arabo in Italia hanno espresso «i loro auguri a Papa Francesco e a tutti i cristiani per questo Giubileo. Ci auguriamo che l’Anno Santo - dice il presidente Foad Aodi - scorra all’insegna della pace per i cristiani, i musulmani, gli ebrei e i laici». E dopo «Not in my name», lanciano l’appello «TuttiUnitiperilGiubileo».E all’insegna del dialogo tra cristiani e musulmani, ieri si sono confrontati a Roma rappresentanti della Chiesa cattolica e dell’Islam proprio sul tema della misericordia. Il direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, ha evidenziato come «la misericordia, oltre ad esser un valore spirituale, può diventare anche una categoria politica». Parlando dell’attuale situazione ha sottolineato come «la sicurezza senza pace produce bombe ad orologeria. La via è quella del dialogo che per Papa Francesco non è un incontro accademico ma una cosa concreta, possibile. Pensiamo a lui sulla papamobile insieme all’Imam a Bangui, dopo l'apertura della Porta Santa. Il dialogo è questo».

Per il cardinale Antonio Maria Vegliò, presiedente del Pontificio consiglio per i migranti, di fronte alla paura scatenata dai nuovi attacchi dei fondamentalisti «la risposta giusta non è la vendetta ma la misericordia, che non vuol dire chiudere il proverbiale occhio, ma non lasciarsi vincere dal male».

L'imam Yahya Pallavicini, vicepresidente della Coreis (Comunità religiosa islamica), ha evidenziato come «in questi tempi di strumentalizzazione della religione, in particolare dell’Islam, è importante che i credenti tornino insieme come eredi dei profeti e operatori di pace». Abdellah Redouane, segretario generale della Grande Moschea di Roma, ha ricordato come la misericordia sia citata «in 68 versetti del Corano». Condannando «con fermezza tutti gli atti di terrorismo», ha sottolineato che la sicurezza non basta, perché tutti i bombardamenti contro l’Isis non avranno comunque la forza di «sconfiggere la radicalizzazione ideologica». Occorre agire dunque sul terreno culturale e spirituale, perché «una società impregnata dalla misericordia non lascia spazio alla violenza e al terrore».

All’evento organizzato alla Fnsi dall’associazione dei giornalisti amici di padre Dall’Oglio, ha parlato anche padre Camillo Ripamonti, direttore del Centro Astalli, che si augura in questo Giubileo che tutti provino a «mettersi nei panni dei rifugiati».

Infine due testimonianza dal Libano. Il cristiano Antoine Courban ha detto: «Sogno la riconciliazione con Ismaele (riferimento per l’Islam, ndr), l’altro figlio di Abramo, sapendo che Papa Francesco saprà trovare gli strumenti per una riconciliazione urgente». Accanto a lui il musulmano Muhammad Sammak, segretario generale del Vertice spirituale islamico. Ha detto che «i musulmani devono ammettere, addirittura confessare, che c'è un grave problema esistenziale», senza cercare «altri colpevoli» e che la Nostra Aetate del Concilio Vaticano II deve essere anche per l’Islam un punto di riferimento per «apprendere il coraggio della riconciliazione».

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