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La testimonianza

Al Zawahiri, leader di Al-Qaeda, era il mio vicino di casa

Al Zawahiri, leader di Al-Qaeda, era il mio vicino di casa

foto Ansa

Guardando Google Maps, non si capisce realmente cosa significhi. La casa è all’interno di una specie di compound che non è chiuso, non ha cancelli di ingresso

03 Agosto 2022

Francesca Borri

E dunque il mio vicino di casa era il leader di al-Qaeda. Ma proprio la casa di fronte.

Che Ayman al-Zawahiri fosse a Kabul, invece che in un angolo sperduto dell’Afghanistan, colpisce. Ma in più, era nel centro di Kabul. E anzi: a Sherpur. Guardando Google Maps, non si capisce realmente cosa significhi. La casa è all’interno di una specie di compound che non è chiuso, non ha cancelli di ingresso: ma è l’area in cui abitavano Ashraf Ghani e i suoi ministri e fedelissimi vari, in ville in marmo e finte statue romane che ora sono occupate dai talebani. E i talebani presidiano ogni accesso. E ogni isolato. Ogni incrocio. Sono ville protette da alti muri di cemento, e da fuori, dalla strada, non si vede niente. Ma dalle case intorno, si vede tutto. Dalle finestre. Dai terrazzi.

E l’altro vicino è Wali Jan Hamza. Il nuovo comandante della polizia di Kabul.

A pochi metri poi abita Siraq Haqqani, che tra i talebani, è quello più vicino ad al-Qaeda. E ora, è il più indiziato. Ma davvero si è tenuto sul divano il numero uno dei ricercati? Proprio mentre rilasciava una lunga intervista alla CNN, e tentava di migliorare i rapporti con gli americani? Ayman al-Zawahiri è stato trovato dalla CIA, che in fondo, è stata a Kabul fino ad agosto, o è stato venduto dai talebani, o alcuni tra i talebani? La certezza è una: i talebani e al-Qaeda sono due cose diverse. I rapporti sono soprattutto rapporti personali e familiari. Tribali. Non sono rapporti strategici. Organici.

Perché ai talebani interessa solo l’Afghanistan. Ad al-Qaeda il mondo.

Per gli Stati Uniti, il successo è indubbio. Ma è simbolico. Ormai al-Qaeda è un’ideologia, più che un’organizzazione. Ispira e influenza: ma quello che conta è l’ISIS. Che è una specie di franchising. La sigla comune di jihadisti locali e radicati.

E infinitamente più pericolosi.

Più che un colpo al terrorismo, è un colpo ai talebani. Se anche avessero cooperato con la CIA per ottenere la fine delle sanzioni internazionali, o altro, ora il loro nome è legato ad al-Qaeda: a prescindere dalla realtà. E finora, ha parlato solo il ministro del Vizio e della Virtù. Ha detto che ha infine deciso quale hijab è adatto alle studentesse.

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