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Fronte di guerra

«Mosca è senza regole, bombardano gli ospedali»

«Mosca è senza regole, bombardano gli ospedali»

Il prof. Rubenstein: lo hanno fatto già in Cecenia e restano impuniti

30 Marzo 2022

Dorella Cianci

Sighetu (Romania) - Leonard Rubenstein è soprattutto avvocato, ma anche esperto di crisi umanitarie, bioetica e diritti umani alla John Hopkins University. In queste settimane è molto impegnato nel monitoraggio della situazione ucraina, ma intanto, con un po’ di sollievo, ci dice: «Istanbul è il momento che si attendeva e, anche se la guerra ora non si ferma, qualche speranza in più si accende. Eppure vorrei sottolineare un dato: i trattati in corso non hanno fermato le bombe di queste ore, neanche su Kiev. Recentemente ho pubblicato un saggio dal titolo “Perilous Medicine: The Struggle to Protect Health Care from the Violence of War”, tutto incentrato sulla criminale violenza contro ospedali, pazienti, medici e altri operatori sanitari come quella che sta avvenendo, da un mese, durante l'invasione russa dell'Ucraina. Si distruggono vite fragili e anche la capacità stessa dei sistemi sanitari di prendersi cura dei malati, combattenti o civili. Ci sono prove credibili che la Russia abbia attaccato, con grande durezza, almeno tre ospedali, in Ucraina, e ci sono segnalazioni di altri, tanti altri, pesantemente compromessi. Questi crimini di guerra fanno parte di un modello di condotta del governo di Mosca verificatosi sia nella guerra in Cecenia, due decenni fa, sia nei diversi ospedali in Siria».

Rubenstein, collaborando con altri avvocati esperti di Diritto internazionale, ha indagato sulle atrocità contro operatori sanitari nei diversi conflitti del mondo. Aggiunge: «Si dovrebbe anche discutere di come le azioni della Russia facciano parte di un modello globale di guerra ad alta tensione e senza regole. Alcuni commentano impropriamente, dicendo che è così che funziona la guerra, ma non è vero: dei punti della Convenzione di Ginevra parlano chiaro. I leader militari, sotto gli ordini del Cremlino, ad oggi, eludono i loro obblighi legali di proteggere l'assistenza sanitaria anche durante il conflitto. Ribadisco che tutto questo l’abbiamo già visto, fin troppo, in Cecenia, magari senza scandalizzarci quanto avremmo dovuto. Esiste lo scandalo delle armi ed esiste lo scandalo delle armi che infieriscono, inutilmente, su chi non sa nulla della guerra, perché magari è in un reparto d’ospedale a curarsi».

Non è tutto. Leonard Rubenstein, studiando ulteriormente la situazione ucraina, ha voluto raccontarci direttamente alcuni dati, commentandoli. «Le condizioni di affollamento, tipiche delle scene che giustamente si vedono in tv, soprattutto ai confini – ha detto - sono preoccupanti, in un momento dove circolano varianti di Covid. Un esempio su tutti, anche se spesso ignorato dai media. Nello Yemen, dove le infrastrutture sanitarie e idriche sono state danneggiate dai conflitti, si sono registrati più di un milione di casi di infezione da Coronavirus, senza la possibilità di curarli davvero. Inoltre le donne che partoriscono, spesso, hanno paura di andare in ospedale, vedendo che questi sono diventati un bersaglio privilegiato, e allora, restando a casa, hanno maggiori probabilità di partorire senza dei buoni tagli cesarei, rischiando la vita».

Rubenstein ha anche precisato che gli ospedali sono fin troppo sotto stress in tutte le regioni ucraine e le forniture sono diminuite in maniera drammatica, per cui si sono quasi azzerati i programmi di dialisi, compromettendo definitivamente la vita dei malati. «Vorrei aggiungere ancora un dato. Gli attacchi agli ospedali, e il danno che provocano vigliaccamente ai civili, il più delle volte restano impuniti dalla storia - ha detto Rubenstein –. Infatti non c'è stata alcuna responsabilità accertata in Siria, non c'è, ad oggi, alcuna verifica nello Yemen; quindi sì, è bene dirlo: i capi della guerra si sentono di farla franca».

Dopo l'attentato a Mariupol, Rubenstein ha discusso l'argomento su un noto podcast, disponibile in rete, dal titolo ”Public Health on Call” della Bloomberg School e ha scritto un editoriale, in cui denunciava la storia della Russia in relazione ai crimini di guerra, a iniziare dalla fine dell’Ottocento. 

«Visitai Kiev nel 2017, quando lessi in un articolo di giornale del conflitto silenzioso in corso, iniziato nel 2014, dopo l'annessione della Crimea, tra le forze separatiste ucraine e filo-russe nella parte orientale del Paese. Il conflitto con la Russia, però, risale ai primi Anni Trenta, quando il leader sovietico, Stalin, sequestrò il cibo ucraino, provocando una terribile carestia, che uccise quasi quattro milioni di persone. Gli ucraini hanno già vissuto un enorme genocidio da parte dei russi. Sanno che aspetto ha e cercano di resistere».

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