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Eva, 97 anni, cita Levi e sfama i soldati: «Finché regge la casa»

Eva, 97 anni, cita Levi e sfama i soldati: «Finché regge la casa»

A Kiev la gente mette al sicuro la statua di Dante Alighieri

29 Marzo 2022

Dorella Cianci

Solo due mesi fa, il New York Times e un servizio della CNN analizzavano la posizione politica traballante, se non addirittura inconsistente, del presidente dell’Ucraina, che adesso, invece, sta mostrando fermezza nella difesa di una terra assurdamente violentata. Ad ogni modo, la maggiore prova di saggezza, insieme all’innegabile qualità della sua resistenza, la darà, coi suoi delegati, nella gestione degli accordi diplomatici, a iniziare dal round atteso in Turchia. Al momento, la situazione più complicata riguarda l’ondata di profughi e la gestione degli aiuti umanitari, che, in alcune città, faticano ad arrivare, soprattutto dove sono crollati i ponti di collegamento. Dinanzi ai numeri impressionanti dei profughi, per pochi minuti viene da chiedersi se questo non aumenterà il potere ricattatorio di Putin, ma poi l’analisi lascia responsabilmente il posto alla sguardo solidale verso così tanta desolazione nel cuore d’Europa.

Ieri il leader di Kiev ha anche avuto una conversazione telefonica col premier Draghi e, in particolare, ha spiegato l’enorme gravità del blocco, da parte russa, dei corridoi umanitari, come è già accaduto a Kherson, dove, peraltro, sulla strada di Limany, centinaia di bambini, da giorni, sono bloccati in una scuola adibita a rifugio, in cui inizia a scarseggiare perfino l’acqua. L’Ucraina, come riportato anche dal Kyiv Independent, ha chiesto, preoccupata, al Comitato Internazionale della Croce Rossa di non aprire uno schema continuo e pianificato per le evacuazioni a Rostov sul Don, in Russia, dicendo che queste legittimerebbero alcuni falsi corridoi umanitari di Mosca, che invece potrebbero nascondere, in alcuni casi, rapimenti, deportazioni forzate insieme a un incremento dell’orribile scandalo del mercato della prostituzione minorile. Il capo del CICR ha affermato, giovedì scorso, dopo i colloqui con il ministro degli Esteri russo, Lavrov, che è necessario un forte accordo tra gli eserciti prima che i civili possano essere adeguatamente evacuati. La preoccupazione è più che doverosa, soprattutto per preservare la serenità delle evacuazioni in atto, affinché non diventino un’occasione criminale per ulteriori massacri. Mykhailo Radutskyi, presidente della commissione per la salute pubblica del parlamento ucraino, ha anche chiesto di verificare costantemente quel che accade ai connazionali in transito verso la Russia.

In un quadro di guerra e umanitario così articolato e complesso, alla luce della lenta diplomazia, ci sono poi le singole vite umane, che riservano spesso sorprese incoraggianti, come quella di Eva, che ha 97 anni. È di Dnipro ed è una delle sopravvissute all’Olocausto. Già nel 2014 aveva organizzato, nella sua bella palazzina, un piccolo rifugio per i militari che difendevano, anche allora, la sovranità della loro terra e, oggi, nonostante l’età avanzata, prepara pasti caldi per i soldati, dicendo: «Mio marito lavorava nell’esercito… Ne ha viste di battaglie e mi ha insegnato, in più di cinquant’anni di matrimonio, che noi ucraini, per esistere, non possiamo aver paura e inoltre io non posso aver paura alla mia età! Sarebbe un peccato grandissimo quello di lasciare, al loro pericoloso destino, ragazzi che vanno incontro alla morte o a gravi mutilazioni. Darei la mia vita per la loro salvezza! Cerco di darmi da fare, almeno fino a quando questa casa resterà in piedi. Ogni volta che sento in radio, o in tv, che un simbolo in memoria della tragedia degli ebrei è stato oltraggiato dalla controparte, la mia mente non può far altro che pensare a come l’uomo non solo sia capace di autodistruggersi, ma anche alla ragione di Primo Levi nel dire che dalla storia impariamo soprattutto che non impariamo mai niente. Sento spesso, dall’Italia, la voce di Liliana Segre e credo che lei, meglio di altri, abbia compreso le ragioni di noi ucraini, che di certo non amiamo la guerra e anzi, nella storia, abbiamo sempre valorizzato l’arte e la cultura, sia russe che europee. Noi abbiamo sempre ammirato la Russia così come la Francia, l’Italia, la Germania e via dicendo. Tuttavia, come insegna già la vicenda di Yalta, la Russia ha un grande difetto: non rispetta gli accordi internazionali».

Intanto, mentre Eva infiamma le sue parole (parole di chi ha visto passare un secolo fra molte difficoltà), a Kiev la popolazione mette al sicuro la statua di Dante Alighieri, collocata nel Parco di San Vladimiro, soprattutto perché, per loro, il poeta fiorentino è anche simbolo della ragion di Stato.

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