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Inceneritori o no altro round sul tappeto del match tra Puglia e Governo

Inceneritori o no altro round sul tappeto del match tra Puglia e Governo
di Giuseppe Armenise

Sugli inceneritori una sorta di prova del nove. Sui temi ambientali - e non solo - tra la Puglia e l’esecutivo di Renzi sono, come si sa, aperti più fronti. Il referendum abrogativo che intende annullare la velocizzazione delle procedure di autorizzazione delle ricerche di petrolio in mare, appena promosso da sei regioni con in testa la Puglia, ha seguito di pochi giorni il ricorso alla Corte costituzionale contro la legge di riforma della scuola italiana. Il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, assicura che non si tratta di un’azione politica contro il governo. Intanto, però, si è arrivati alle cosiddette «carte bollate» per definire questioni in temi che sono border line quanto alle competenze decretate dalla Carta costituzionale sull’autonomia.

E così quando in Conferenza delle Regioni, giovedì scorso, si è parlato di nuovi inceneritori, si è avuta una sorta di cartina di Tornasole per capire gli umori e le reali intenzioni delle parti. La Puglia, come sulle trivelle, ha rivendicato il diritto delle comunità locali di autodeterminare il proprio futuro. La scelta di puntare sul turismo e sulla valorizzazione del territorio parrebbe cozzare con la politica delle trivelle in mare. Per gli inceneritori c’è un inghippo in più. Le autonomie locali stanno facendo tutto quello che è in loro potere per determinare l’addio alla stagione delle discariche? Le autonomie locali sono in grado (o hanno reale voglia) di spingere la raccolta differenziata dei rifiuti nei propri territori, risparmiando sui costi di gestione (raccolta, conferimento e trasporto) attraverso il reale funzionamento dei soggetti sovracomunali individuati nel piano Rifiuti della Puglia, che garantiscano economie di scala?

Il ministro all’Ambiente, Galletti, ha dichiarato di «non appartenere al partito degli inceneritori». Ma allo stesso tempo, dice, «non si può tollerare l’attuale situazione, con procedure d’infrazione europee che, per la mancata chiusura del ciclo dei rifiuti, costano all’Italia 120mila euro di multa al giorno». La Puglia ha preparato una lunga relazione di controdeduzioni, argomentando che il sistema attuale dei forni esistente sul territorio (tra impianti già operativi e cementifici) è in grado di bruciare abbastanza da rendere diseconomico un nuovo inceneritore. Galletti vuole un programma già operativo per rientrare in livelli accettabili di raccolta differenziata entro un anno. La partita è aperta.

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