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Politiche energetiche rilancio rinnovabili

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Il piano dei rifiuti, approvato nel 2013 dalla Regione Puglia, punta a marginalizzare il ruolo delle discariche e del trattamento in impianti di termovalorizzazione. L'obiettivo, certamente ambizioso, è quello di far residuare a regime soltanto una percentuale minima di materiale di scarto residuale e non ulteriormente differenziabile. In sostanza una quota che non vada oltre il del 7 o 10% del totale.

«Dati alla mano, abbiamo dimostrato che in Puglia non esiste la necessità di installare un nuovo impianto di termovalorizzazione e che il nostro no non è pregiudiziale o ideologico. Si tratta di una scelta  politica ponderata e basata sulla programmazione di un piano regionale dei rifiuti che punta a ottimizzare il riuso dei materiali e a marginalizzare il ruolo di discariche e termovalorizzatori». Così esordisce l'assessore alla Qualità dell'Ambiente della Regione Puglia, Domenico Santorsola, che con queste parole ha sintetizzato il  punto di vista del governo pugliese espresso in commissione Ambiente in sede di riunione della Conferenza delle Regioni.

Non pura ideologia ma dati scientifici e ponderati: con il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata dei rifiuti, così come indicati all’interno del piano regionale, gli impianti in dotazione sul territorio pugliese sono in grado di soddisfare il fabbisogno per il trattamento di Css, il combustibile solido secondario che ha mandato in cantina il vecchio Cdr (combustibile derivato da rifiuti).

Tra l'altro il primo passaggio del programma regionale, con un primo incremento sensibile nella percentuale di raccolta differenziata, fissato al 40% del totale, è alla portata del tessuto regionale, anche grazie alla collaborazione delle amministrazioni comunali. Al momento, in effetti, si viaggia su una media regionale ormai prossima al 32%. Ma l'obiettivo vero è centrare il risultato ancora più ambizioso, quello del 65%.

A sostenere le argomentazioni della Regioni nel corso della seduta della conferenza delle Regioni, anche quanto emerge dalle pagine del Pear, il Piano relativo alle politiche energetiche. La programmazione energetica regionale va decisamente in direzione contraria all'uso di fonti fossili (carbone e petrolio) e termovalorizzazione (incenerimento e recupero energetico dei rifiuti trasformati in combustibile solido secondario). Nel corso dell’edizione della Fiera del Levante appena conclusa, all'interno di «Greenway», si è tenuta peraltro la Conferenza programmatica per l'aggiornamento del Pear (il Piano Energetico Ambientale Regionale) che ha ribadito alcuni concetti destinatia  diventare centrali nel  documento in approvazione: la Puglia intende puntare sulle energie rinnovabili ma in termini sostenibili,  disincentivando il consumo di suolo per l'installazione di campi di pannelli fotovoltaici, ad esempio, e promuovendo invece l'efficientamento energetico e l'installazione di Fer (fonti energetiche rinnovabili) sul patrimonio edilizio esistente.

Al  centro della programmazione regionale il solare termico di piccola taglia e l'energia da biomasse di  «tipo distribuito» che valorizzi il recupero della matrice diffusa non utilmente impiegata. Inoltre si punta a un’accelerazione della ricerca e della promozione di forme di energie rinnovabili meno sfruttate: la geotermia, il  mini idroelettrico, il solare termico e l'idrogeno.

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