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L’Istat fotografa lo stato della raccolta della frazione umidaSe da un lato la separazione e la corretta gestione della frazione umida rappresenta un passaggio obbligato per il raggiungimento di percentuali importanti di raccolta differenziata è anche vero, d’altro canto, che avviare un percorso virtuoso quando si tratta di raccogliere materiali di scarto facili al deterioramento e di difficile gestione per quanto attiene alle emissioni odorifere che ne derivano, rappresenta tra le altre cose, per il tipo di lavorazione necessario e per i tempi richiesti dalle tecniche utilizzate per fare del compost un materiale riutilizzabile ad esempio in agricoltura, un problema economico non secondario soprattutto quando a doverlo affrontare sono i piccoli Comuni. La produzione di compost di qualità come punto di arrivo di una corretta e virtuosa gestione della frazione organica è un obiettivo essenziale nel quadro organizzativo dei processi che riguardano i rifiuti urbani.

In Puglia, il rapporto tra la percentuale di rifiuto umido trattato in un impianto di compostaggio (al momento quasi esclusivamente in impianti privati lontani dal luogo in cui il rifiuto di produce e viene raccolto), rispetto alla frazione di materiale di risulta ad alto contenuto di acqua raccolto sul totale dei rifiuti solidi urbani è aumentato, dal 2004 al 2013, in maniera evidente ma non ancora sufficiente. Il dato più aggiornato secondo fonte Istat dice che dal 2004 al 2013 si è passati dall’1% al 23%. La frazione umida trattata in impianti di compostaggio include l'organico (sostanzialmente scarti alimentari) da raccolta differenziata, il verde e gli sfalci, e i rifiuti urbani provenienti da raccolta differenziata e avviati a digestione anaerobica; sono, invece, esclusi dalla quantificazione del numeratore i fanghi da depurazione. La frazione complessiva di umido contenuta nel totale dei rifiuti urbani viene determinata dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca sull’ambiente (Ispra) sulla base di analisi merceologiche. La frazione umida trattata in impianti di compostaggio può essere superiore alla quantità di umido contenuto nel rifiuto urbano, per la presenza di flussi di rifiuti di natura organica provenienti da altre regioni che raggiungono, per il trattamento, gli impianti operanti in Puglia. I dati percentuali, in definitiva, vanno scremati da una serie di elementi motivo di potenziale, confusione, che potrebbero, paradossalmente, pure in presenza di uno scarso apporto della raccolta differenziata locale, gonfiare a dismisura la percentuale di scarti avviati al trattamento fino addirittura a un impensabile 100%.

Non poco incide sulla quantità e la qualità del prodotto il sistema utilizzato per la raccolta. Proprio alle soglie del 2004 c’è stato un ampio dibattito sulla necessità di arrivare ad un tipo di raccolta il più possibile vicino alle utenze domestiche. Da un sistema di mera prossimità, con i cassonetti per strada che sono evidente motivo di introduzione di elementi confondenti, si sta solo oggi lentamente affermando l’idea che la raccolta (soprattutto quando si parla di materiale organico) con il sistema del porta a porta è quella che in maniera più funzionale responsabilizza il cittadino e mette l’azienda di raccolta, conferimento e trattamento in condizione di avere un prodotto di maggiore qualità già a monte. Il porta a porta, pur necessitando di un costo di investimento iniziale non indifferente, è evidentemente fonte di facilitazione quanto alla possibilità di riconoscere premialità a chi la raccolta differenziata, soprattutto della frazione organica, la fa e la fa anche bene. A maggiore quantità di umido selezionato sul totale dei rifiuti prodotti, corrisponderebbe una equivalente, secondo indici standardizzati, riduzione della quota variabile dalla tassa urbana sui rifiuti dovuta ai Comuni.

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