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Il compost ottenuto da scarti organici selezionati alla fonte è un ottimo fertilizzante che viene utilizzato come ammendante (sostanzialmente un concime) in orticoltura, frutticoltura, coltivazioni industriali, florovivaismo, realizzazioni di aree a verde pubblico e di interesse naturalistico.

Per questo la Regione Puglia ha avviato, sin dalla lontana data del 2001, una collaborazione con il Consorzio Italiano Compostatori, che dal 2003 ha dato il via a un programma di verifica volontaria del compost di qualità. L'obiettivo del Marchio (una sorta di riconoscimento del prodotto in funzione degli standard ottimali di quanto raccolto ma anche della virtualità della filiera attraverso i quali si arriva a questa raccolta in funzione del successivo prodotto di recupero per il riutilizzo) è di rendere identificabili i prodotti che rispondo a requisiti di qualità fissati. Così il Marchio fornisce al produttore un valore aggiunto per l'ammendante compostato, e inoltre trasparenza, affidabilità e qualità del compost agli utilizzatori finali.

Il protocollo sottoscritto dalla Regione con il Cic riguarda la supervisione delle procedure adottate negli impianti esistenti e per un monitoraggio delle strutture presenti a Statte, Deliceto e Cerignola per raggiungere alti standard qualitativi. Oltre ad aver avviato una procedura negoziale per l’assegnazione di fondi destinati alla dotazione impiantistica per il compostaggio, la Regione ha inteso mettere a disposizione delle piccole comunità una dotazione finanziaria di 12,5mln di euro per sostenere la diffusione delle cosiddette compostiere di comunità. Si tratta di apparecchiature in grado di soddisfare le esigenze di conferimento di Comuni con popolazione non superiore ai 4mila abitanti e che, alla fine del processo di maturazione, produce compost da riutilizzare sulle superfici comunali.

Il potenziale contributo del compostaggio di comunità è fondamentale nell’ambito del sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani; con il progressivo diffondersi delle raccolte domiciliari o “porta a porta” i piccoli Comuni ridurrebbero significativamente i costi di gestione del servizio di igiene urbana mediante il conferimento della frazione organica in piccoli impianti di trascurabile impatto, il più vicino possibile ai luoghi di produzione. Il tutto - spiegano dall’assessorato regionale alla Qualità dell’Ambiente - contribuendo a valorizzare il riutilizzo in loco del compost (secondo quanto disposto dal decreto legislativo 75/2010) e ad aumentare le possibilità di un cambio comportamentale dei cittadini.

La Regione ha inteso favorire così, come detto, i Comuni fino a 4mila abitanti, consentendo loro di accedere a questa opportunità, dotarsi di una compostiera di collettività affidandola al proprio gestore dei servizi di igiene urbana abbattendo i costi di conferimento e, quindi, evitando che la differenziazione del rifiuto risulti eccessivamente onerosa per il cittadino.

La dotazione finanziaria, a sportello, ha visto la partecipazione di alcuni Comuni, che hanno visto in questa opportunità uno strumento per avviare percorsi virtuosi di differenziata evitando tuttavia l’onere aggiuntivo di costi di gestione, tra raccolta dell’umido e conferimento agli impianti.

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