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Aumentano i Comuni virtuosi, però stentano i grandi centriIl bilancio di una esperienza di governo regionale passa anche per l’analisi di un dato, quello dell’implementazione della raccolta differenziata dei rifiuti in Puglia, un settore nel quale le sollecitazioni dell’ultimo decennio non hanno evidentemente avuto l’effetto di suscitare nei territori la giusta capacità di rispondere. Passi in avanti e non una svolta vera, come invece sarebbe stato utile e opportuno, un salto nel futuro partorito da un quadro contraddittorio nel quale spesso i principali attori come il governo regionale con le proprie strutture tecniche, e gli enti locali non si sono trovati a parlare la stessa lingua.

I freddi numeri parlano di una quantità di materiale differenziato direttamente alle utenze domestiche e commerciali di Puglia pari al 15% del totale dei rifiuti prodotti. Era questa l’eredità lasciata nel 2005 che, ad oggi è diventato (media del primo semestre 2014), è comunque aumentata fino a toccare il 26%. Una media frutto del lavoro di Comuni molto virtuosi capaci di fare da traino, il cui sforzo è stato tuttavia bilanciato negativamente dalla «disattenzione» di amministrazioni locali meno sensibili o critiche nei confronti del modello di gestione a fronte di una non completa implementazione del sistema impiantistico a corredo.

Eppure, la corsa verso obiettivi di qualità ambiziosi, la Regione l’ha supportata eccome: circa 35 milioni di euro attraverso i fondi per il miglioramento della raccolta dei materiali di risulta per categorie omogenee, l’impulso alla gestione unitaria dei servizi per territori omogenei, lo stimolo alle piccole comunità a dotarsi di compostiere collettive, senza contare l’adozione del primo piano rifiuti partecipato e il riassetto della governance. Ciononostante l’orizzonte è netto: solo un sussulto di dignità delle comunità locali può dare alla differenziata la giusta importanza nell’economia del rapporto con l’ambiente e con la gestione della cosa pubblica.

L’attenzione nell’applicazione dell’ecotassa ha certamente favorito la responsabilizzazione verso pratiche più virtuose di gestione ma, purtroppo, continua a farla da padrone la conflittualità, il campanilismo, l’idea che, alla fine, qualcun altro dovrà occuparsi di risolvere il problema. Quadro complesso, dunque, con tuttavia alcune eccellenze che vale la pena di segnalare servendosi dei dati regionali raccolti da Legambiente nell’annuale rapporto dal titolo «Comuni Ricicloni». Nel 2014 (per la verità anche nel 2013) il dato più interessante è quello della città di Rutigliano (BA) che ha raggiunto un 79,8% di differenziata. Nella top ten dei comuni più performanti ci sono anche Cellammare (BA) e Monteparano (TA) al 72,3%, Casalvecchio di Puglia (FG) al 72,1%, Canosa di Puglia (BT) al 69,7%, Casalnuovo Monterotaro (FG) al 69,6%, Torre Santa Susanna (BR) al 68%, San Pancrazio Salentino (BR) con il 67,5%, Andria (BT) con il 67,2%, Troia (FG) al 66,4%, Erchie (BR) con il 66,1% e Roccaforzata (TA) con il 65,7%.

Nel rapporto di Legambiente, i premi di seconda fascia (Crispiano, Fasano, Chieuti, Sava, Laterza, San Michele Salentino, San Vito dei Normanni, Latiano) per i comuni che hanno invertito la tendenza nel corso dell’anno precedente e le menzioni speciali (Faggiano, Volturino, Barletta, Adelfia, San Giorgio Jonico, Massafra, Monteiasi, Serracapriola, Anzano di Puglia, San Ferdinando di Puglia) per i comuni che negli ultimi 4 mesi del 2013 hanno superato l’obiettivo del 65%.

C’è molto da lavorare ancora nei capoluoghi di provincia (escluso Andria) che faticano a rilanciare le attività in chiave di sostenibilità e di differenziazione e nel resto del territorio dove, tra dati numerosissimi in un limbo di cifre comprese nel range 15-45%, ci sono ben 30 comuni, su tutta la regione, che non riescono neppure a raggiungere un modesto 10%.

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