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«Chi inquina paga» ma in Puglia andrebbe premiato chi non inquina

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di Giuseppe Armenise

C’era una volta il principio in base al quale chi inquina paga. L’esperienza delle grandi bonifiche, da Manfredonia all’Ilva di Taranto, passando attraverso le due discariche simbolo della Fibronit e della spiaggia di Torre Quetta di Bari, ci sta invece insegnando che a pagare è sempre la collettività. Di fronte all’urgenza e all’interesse pubblico degli interventi di riambientalizzazione ed eliminazione del rischio per la salute, le spese necessarie a mettere riparo al malcostume passato di sotterrare i resti industriali un po’ dove capita se le è assunte l’amministrazione pubblica (la Regione in primo luogo, con importanti trasferimenti di fondi nella logica di un primato della salute più volte riaffermato). Questo nella speranza, così ambirebbe la legge, che il soggetto inadempiente, in un futuro più o meno remoto, rifonda quanto anticipato dalle casse del Pantalone di turno.

In materia di rifiuti, in Puglia, accade più o meno la stessa cosa. Perché il principio del «Chi inquina paga» è ampiamente superato. Il dibattito sull’ecotassa di queste ultime settimane, ritenuta iniqua dal Tribunale amministrativo regionale di Lecce, lo dimostra a sufficienza. Le amministrazioni comunali se la danno a botte con la Regione perché l’accusano di non aver dato seguito, completandolo, al piano di dotazione degli impianti di trattamento del materiale di risulta. Senza gli impianti, dicono, non è possibile chiudere correttamente il ciclo di gestione. Sta di fatto che, per quanto la si voglia far passare sempre in polemica, la storia dice che, ad esempio in Sardegna, l’introduzione dell’ecotassa ha fatto da deterrente e, nei Comuni, la raccolta differenziata è schizzata subito (non dopo qualche anno) oltre il 60%.

I Comuni capaci di accelerare non mancano. L’esperienza dei piccoli (Melpignano in testa) è stata seguita da quella di medio grandi (Barletta per citarne uno). E che dunque sia impossibile è escluso dall’esperienza. Ma anche all’interno di città capoluogo, intere porzioni di quartieri (rassimilabili a piccoli e piccolissimi comuni della nostra regione, in alcuni casi) hanno dimostrato, prendendo in consegna essi stessi i cassonetti della raccolta differenziata, che è possibile fare il 75% alla prima settimana. Visto che il «Chi inquina paga» non funziona, a questi cittadini virtuosi meriterebbe si riconoscesse, non solo a parole, almeno l’altra faccia dell’ecotassa - che non è solo punitiva - ovvero il «Chi non inquina, non paga».

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