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Rifiuti, i Comuni confusi storia di una risorsa che è ancora problema

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di Giuseppe Armenise

In principio era Melpignano. Comune principe indiscusso, vincitore di tutti i concorsi sulla raccolta differenziata in Puglia per assoluta assenza di concorrenti. Poi è venuta la spinta del decreto Ronchi con gli obiettivi da raggiungere: il 15% di raccolta differenziata nel 1999, il 25% nel 2001, il 35% nel 2003. Già dal 1999, i Comuni avrebbero dovuto trasformare la vecchia tassa rifiuti in una tariffa puntuale, in base alla quale chi più inquina più paga e chi meglio differenzia più guadagna sconti nella propria bolletta. Ebbene, siamo al 2015, e i Comuni che sono passati alla tariffa puntuale sono circa due ogni dieci.

I rifiuti costituiscono una grande risorsa solo a parole. Di fatto, oggi, nonostante i passi in avanti effettuati in questi anni, a diciotto anni da quyel libro dei sogni che è stato il decreto Ronchi, i rifiuti restano un problema. Tanto nelle aree fortemente urbanizzate, quanto in quelle periferiche. Con la campagna assalita da abbandoni incontrollati di materiale di risulta, spesso contenenti anche rifiuti speciali e resti di amianto non in matrice compatta (e quindi pericoloso per la salute).

La politica dei rifiuti seguita in Puglia ha avuto una doppia via. Con la stagione avviata dieci anni fa dal governatore Nichi Vendola è stata abbandonata con decisione la strada della valorizzazione energetica della frazione secca dei rifiuti in impianti industriali a carattere pubblico. E tuttavia a questa rinuncia non è corrisposta (dietro questo si trincerano oggi gli amministratori dei tanti Comuni pugliesi inadempienti quanto agli obiettivi di raccolta differenziata) l’entrata a regime di un sistema impiantistico alternativo. Primi ad essere vittima di questa «carenza», gli impianti di compostaggio, ovvero quegli impianti in grado di degradare la frazione umida dei rifiuti fino a farne materiale fertilizzante di qualità tale da essere riutilizzato in agricoltura.

I Comuni hanno arrancato anche nella sfida di costituirsi in consorzi di gestione della raccolta e dello smaltimento per territori uniformi. Disorientati in un mare di sigle tra Ato, Ora e Oga, si sono rimpallati il diritto di guidare la locomotiva di un sistema che è ancora, con tutti i costi che ne conseguono, amaramente ostaggio della vecchia discarica. Ma tra sequestri penali ed esaurimento degli spazi, alla stagione del tramonto inevitabile delle discariche occorrerà ora far seguire un risorgimento nella gestione della cosa pubblica.

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