Venerdì 14 Dicembre 2018 | 01:15

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BRUXELLES - Massimo sei mesi per valutare una domanda di protezione internazionale, riduzione del carico burocratico per i Paesi di primo ingresso, maggiori garanzie per i richiedenti asilo: queste le principali novità del regolamento che stabilisce una procedura comune di protezione internazionale nell'Unione votato oggi dalla Commissione Libertà Civili del Parlamento europeo.

 

Il testo ha ottenuto 36 voti a favore e 12 voti contro. "È un risultato storico per l'Italia dove i tempi lunghi e incerti (fino a 18 mesi) per ottenere un verdetto sulla domanda di richiesta d'asilo hanno contributo a creare Mafia Capitale e il business dell'immigrazione", ha commentato Laura Ferrara, europarlamentare M5s e relatrice del provvedimento. "Con questa riforma - ha proseguito - i tempi si accorciano, si snellisce la burocrazia e si assicura un giusto equilibro tra l'esigenza di garantire la protezione internazionale a chi ne ha diritto e una procedura veloce ed efficace".

 

"Uno dei nostri obiettivi politici - ha osservato ancora la relatrice - era quello di tagliare il cordone ombelicale che lega la criminalità organizzata con la gestione dei centri di accoglienza. Risultato raggiunto. Perché al termine dell'iter di approvazione il regolamento sarà direttamente applicabile negli Stati Membri e abrogherà la precedente Direttiva Procedure e le relative leggi nazionali di attuazione, tra cui per esempio il Decreto Minniti. Inoltre, procedure più veloci portano a un taglio dei costi crescenti che lo Stato italiano sta affrontando per i centri di accoglienza".

 

"Questo voto conferma che il lavoro del Movimento 5 Stelle è apprezzato in Europa. Dobbiamo archiviare in fretta gli errori del passato come il Regolamento di Dublino o l'operazione Triton. Le prossime battaglie politiche - ha concluso Ferrara - saranno la lotta agli scafisti e ai trafficanti e il ricollocamento obbligatorio e automatico di tutti i migranti arrivati in Italia".

 

La proposta di regolamento dovrà ora essere approvata dall'aula dell'Europarlamento e poi passare all'esame del Consiglio Ue. Questo mentre si sta ancora cercando un accordo tra Stati membri sulla proposta di riforma di Dublino che riguarda i meccanismi in base ai quali determinare a quale Paese spetta l'esame e l'eventuale accettazione della domanda d'asilo.

 

 

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