Giovedì 17 Gennaio 2019 | 20:56

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STRASBURGO - Il bilancio dell'Ue dopo il 2020 deve essere all'altezza degli obiettivi politici dell'Unione, quindi non va tagliato ma aumentato attraverso un maggiore contributo degli Stati nazionali e l'introduzione di nuove risorse proprie. E' quanto hanno chiesto gli eurodeputati di Strasburgo approvando due risoluzioni sulla definizione del prossimo Quadro finanziario pluriennale (Qfp) che dovrà fare i conti con un buco fra i 10 e i 13 miliardi l'anno causato dalla Brexit. Nel testo dei co-relatori Jan Olbrycht (Ppe) e Isabelle Thomas (S&D), passato con 458 'sì', 177 'no' e 62 astensioni, il Parlamento chiede che il prossimo bilancio Ue risponda alle nuove sfide che tutti gli Stati membri devono affrontare, come la gestione dei flussi migratori, una politica di difesa comune, la sicurezza o la lotta al cambiamento climatico.

 

I deputati ritengono quindi che le risorse complessive a disposizione debbano salire dall'attuale 1% all'1,3% del reddito nazionale lordo comunitario, così da poter finanziare le nuove aree prioritarie, investire maggiormente in programmi come Horizon 2020 ed Erasmus+, ed evitare tagli sia alla politica di coesione che a quella agricola comune. La seconda risoluzione, dei co-relatori Gérard Deprez (Alde) e Janusz Lewandowski (Ppe), riguarda la riforma del sistema di risorse proprie Ue ed è passata con 442 voti a favore, 166 voti contrari e 88 astensioni. Il testo si basa sul rapporto del gruppo di lavoro guidato da Mario Monti e chiede sia il rafforzamento delle risorse proprie esistenti che l'introduzione progressiva di nuove. Fra queste un'imposta comunitaria sulle transazioni finanziarie (la cosiddetta Tobin tax), una tassa sul settore digitale (Web tax) e delle tasse ambientali.

 

Come sottolineato dai co-relatori dopo il voto, le due risoluzioni sono "la prima risposta" alle domande sul prossimo bilancio avanzate dalla Commissione europea, che il 2 maggio presenterà la sua proposta ufficiale. Obiettivo di entrambe le istituzioni è concludere i negoziati con 28 Stati entro le elezioni europee del 2019.

 

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