Martedì 18 Dicembre 2018 | 12:09

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PARIGI - Marine Le Pen sogna la Lega di Matteo Salvini, vuole diventare partito di governo. Il grande appuntamento di Lille per la rifondazione, il Congresso che doveva segnare il rilancio si è consumato senza troppe novità. Il partito cambia nome ma non aggettivo, il Front diventa Rassemblement, sempre National. Per il resto, poca verve sul palco e poco entusiasmo in platea. Marine, mortificata dalle sconfitte, si è ripresentata candidata unica e con il 100% dei voti sarà presidente per il terzo mandato. Invece Jean-Marie, il padre fondatore espulso dalla figlia e reintegrato dal tribunale, è stato definitivamente cacciato grazie alla cancellazione della sua poltrona, quella di presidente onorario. Ma su Marine e la sua leadership, i sondaggi sono impietosi. E continuano ad allungarsi le ombre di Florian Philippot, il braccio destro che l'ha lasciata, e soprattutto di Marion Marechal-Le Pen, la giovane nipote che ha preferito allontanarsi temporaneamente dalla politica.

 

In un'ora e mezzo di discorso, Marine Le Pen non ha dato la sensazione di voler davvero cambiare, anzi. I nemici restano gli stessi, Unione europea, le elite e le banche, l'immigrazione clandestina. La presidente ha più volte guardato oltre le Alpi, soprattutto per rendere omaggio a Salvini, al quale si ispira ormai sempre più apertamente. Perché la Lega riesce ad allearsi con la destra mentre in Francia i Républicains sono gli avversari più feroci; perché alle politiche, la Lega con poco più del 17% dei voti ha preso 126 deputati e 57 senatori mentre il Fn con il 13,2% ha la miseria di 7 seggi. "La Lega - ripete Marine Le Pen - è un movimento che si oppone all'Unione europea, vuole che le sovvenzioni, la solidarietà nazionale, riguardino prima gli italiani...".

 

Come la Lega, ma con risultati diversi. Per merito "dell'amico Salvini" ma anche del sistema elettorale ("serve anche in Francia il proporzionale", ha ribadito Le Pen cavalcando una vecchia battaglia del padre) e dell'isolamento che accompagna da sempre il Fn, che - a differenza della Lega che è in coalizione con la destra - ha finora trovato soltanto l'appoggio del piccolo e ininfluente partito sovranista e ultratradizionalista Debout la France di Nicolas Dupong-Aignan. Sempre in chiave italiana, Marine Le Pen, chiudendo il congresso dal palco, ha anche definito Matteo Renzi il "Macron italiano", del quale "abbiamo assistito alla caduta", ha aggiunto evocando un epilogo simile in patria.

 

In chiusura, è arrivato l'atteso nuovo nome, anch'esso accolto con poco entusiasmo, visto che la stessa leader ha detto che "il 52% approva la decisione". Quindi partito spaccato anche sul passaggio dal Front ("una parola che rappresenta per qualcuno un freno psicologico", ha detto) al Rassemblement, letteralmente raduno, adunata. In quel 52% non c'era Jean-Marie, 89 anni, da oggi definitivamente fuori, e neppure Marion, da sempre più vicina al nonno che alla zia. Voteranno gli iscritti, per posta, entro 6 settimane, per dire sì o no alla proposta di Marine. Anche qui, le prime reazioni non sono certo di entusiasmo in un congresso che non sembra essere stato quello del rilancio. Persino il tanto strombazzato arrivo a sorpresa di Steve Bannon si è rivelato un mezzo flop, se non un autogol: "Le Pen? Non solo un astro nascente, ma una delle personalità più impressionanti al mondo", ha detto ieri l'ex consigliere di Trump. Parlando però di Marion Marechal-Le Pen, al fianco di un'imbarazzatissima zia.

 

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