Mercoledì 19 Dicembre 2018 | 01:10

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TEL AVIV - Il testo della legge sulla Shoah approvata da un ramo del parlamento polacco "va cambiata". La richiesta arriva dal premier Benyamin Netanyahu che avvisa: "non abbiamo alcuna tolleranza per la falsificazione della verità, per la riscrittura della storia o per la negazione dell'Olocausto". Ma la Polonia ha risposto picche: "non cambieremo nulla nella legge sull'Istituto per la memoria nazionale - ha scritto su twitter la portavoce del partito al governo (Pis) e vice presidente del parlamento polacco Beata Mazurek - Basta con le accuse contro la Polonia e ai polacchi per i crimini tedeschi". Ma al termine di una lunga giornata, una telefonata tra Netanyahu e il collega polacco Mateusz Morawiecki ha sciolto la tensione.

 

I due premier hanno deciso che israeliani e polacchi apriranno "un immediato dialogo per cercare di raggiungere un'intesa riguardo la legislazione" di Varsavia. La crisi diplomatica con la Polonia - ieri il vice ambasciatore polacco in Israele è stato convocato al ministero degli esteri a Gerusalemme - si era aperta venerdì scorso quando, alla vigilia del Giorno della Memoria, la Camera Bassa a Varsavia ha approvato un emendamento alla legge sull'attività dell'Istituto della memoria nazionale (Ipn). Il provvedimento - che deve ancora passare al vaglio del Senato e del Presidente - prevede tra l'altro la possibilità di punire con una multa o il carcere fino a tre anni, coloro che, in patria e all'estero, "pubblicamente e contro i fatti attribuiscano alla Nazione polacca o allo Stato polacco la responsabilità o la corresponsabilità di crimini compiuti dal Terzo Reich tedesco oppure i crimini contro l'umanità contro la pace nonché altri crimini durante la guerra". Stesse conseguenze per chi usi frasi come "Campi della morte polacchi" riferendosi ai lager di sterminio nazista, come Auschwitz, operanti nella Polonia occupata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale.

 

"Ho espresso - ha denunciato Netanyahu - la mia forte opposizione alla legge approvata dal parlamento polacco il cui dovere è di cambiarla". Poi ha spiegato che l'ambasciatrice a Varsavia ha già parlato con il premier polacco Mateusz Morawiecki e che in settimana avrà contatti con il presidente polacco ed il Senato. "Noi non cerchiamo di cancellare la Storia ma - ha replicato il vice ambasciatore Piotr Kozlowski al termine del colloquio a Gerusalemme - cerchiamo piuttosto di attenerci alla verità". Lo stesso ministero degli esteri israeliano - retto ad interim dal premier Netanyahu - ha però insistito chiedendo che "il governo polacco cambi il testo della legge prima che sia adottata in forma definitiva e che in merito ci sia un dialogo con Israele". "Lo stato ebraico - ha aggiunto - si oppone al testo attuale e sottolinea che il momento della approvazione è stato particolarmente improprio, alla vigilia del Giorno della Memoria".

 

A prendere posizione contro la legge sono scesi in campo anche i massimi centri di ricerca come lo Yad Vashem, il Museo della Shoah a Gerusalemme, e il Centro Wiesenthal. Il primo ha sostenuto che la legge rischia di "rendere confusa la verità storica riguardo l'aiuto che i tedeschi ricevettero dalla popolazione polacca durante la Shoah". Se è "errato" dire "campi della morte polacchi" - ha spiegato - nella legge ci sono tuttavia "gravi distorsioni" come "le restrizioni riguardo le affermazioni di studiosi ed altri riguardo la diretta o indiretta complicità del popolo polacco con i crimini commessi sul proprio territorio durante l'Olocausto". Per il Centro Wiesenthal "non si può accettare nessun tentativo di lavare i crimini commessi in Polonia, o in qualsiasi altro stato, contro gli ebrei durante la Shoah". Mentre lo stato polacco non esisteva da tempo - hanno sottolineato - molte migliaia di singoli polacchi o hanno ucciso ebrei o hanno dato ai nazisti informazioni sul loro conto: un fenomeno che è stato documentato in maniera ampia da storici polacchi di valore".

 

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